Renzo Piano: “La terra trema, ecco la mia soluzione”

(AFP PHOTO / ERIC FEFERBERG
Renzo Piano (AFP PHOTO / ERIC FEFERBERG)

Mentre ancora la terra continua a tremare con centinaia di scosse che non lasciano in pace le popolazioni già colpite ci sono due tipi di commenti che si sviluppano sui media e sui social network. Da un lato abbiamo tantissime ipotesi fantasiose spesso senza alcuna base scientifica che non portano nulla se non mistificazione al dramma in corso, dall’altro fortunatamente abbiamo opinioni ben più autorevoli che provano affrontare la situazione in modo più serio e concreto. Tra queste ultime registriamo quella del noto architetto genovese Renzo Piano che spiega la sua teoria in merito al terremoto e soprattutto in merito al modo in cui l’uomo affronta e si prepara a questi eventi. Ecco alcuni stralci di quello che Piano definisce il suo “progetto generazionale”: “C’è un intruso da allontanare una volta per tutte, una parola insidiosa che ricompare ogni volta che in Italia si verifica un terremoto. Parlo del fantasma sempre evocato della fatalità. Di fatale c’è solo che i terremoti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Purtroppo. La terra trema. E la natura non è né buona né cattiva. È semplicemente, e brutalmente, indifferente alle nostre sofferenze. Non se ne cura. Ma noi abbiamo una grande forza, una forza che la stessa natura ci ha dato in dono: l’intelligenza”. Solo l’incipit basterebbe a smontare centinaia di teorie complottiste e ipotesi campate per aria. Piano poi prosegue: “La storia insegna: ci siamo sempre difesi, con porti, dighe, argini, case e con la medicina. Tocca a noi, al senso di responsabilità, investire la giusta energia nella messa in sicurezza delle nostre case. Non possiamo tollerare che crollino interi paesi e centinaia di persone restino sepolte sotto le macerie. Il terremoto è un mostro, ma possediamo le tecniche e le conoscenze per proteggerci. Deve entrare in modo permanente nelle nostre coscienze ancora prima che nelle leggi, parlo del dovere di rendere antisismici gli edifici in cui viviamo, così come è obbligatorio per un’automobile avere i freni che funzionano. Nessuno si metterebbe in viaggio con una macchina che non frena, invece tantissime famiglie vivono incoscientemente in zone sismiche (lungo tutta la dorsale degli Appennini, la spina dorsale dell’Italia da Nord a Sud) in case insicure. C’è qualcosa che non torna”.

Ecco poi quello che dobbiamo fare tutti noi secondo il grande architetto: “Rendiamo sicuro un patrimonio insicuro che sono le nostre case. Penso a un progetto di lungo respiro, a un piano generazionale che duri cinquant’anni. Bisogna intervenire con sgravi e incentivi nei passaggi generazionali, quando passa in eredità la casa dei nonni e la nuova generazione è più interessata a ristrutturarla. E in quel momento bisogna pensare alla sicurezza dell’edificio”. La prima fase è quella della diagnosi scientifica dello stato delle nostre abitazioni e poi per i lavori di ristrutturazione Piano pensa a “cantieri leggeri che permettano i lavori senza dover mandare via le famiglie”. Renzo Piano poi fa riferimento alla sua figura di architetto, ma anche a quella di senatore a vita: “Quello che voglio fare per rendere più sicure le case degli italiani non è teoria, mi hanno nominato senatore a vita perché sono un architetto, un costruttore di città. Sono pratico. Con il mio gruppo di lavoro al Senato, G124 che già si occupa delle periferie, proponiamo di fare dieci prototipi che coprano tutte le tipologie costruttive, vecchie e recenti, dieci abitazioni che abbiano la funzione di modello per i futuri interventi. Case in pietra, in laterizio e in calcestruzzo, costruite prima o dopo la guerra. Si può fare, credetemi, e bisogna farlo”.

F.B.