Poliziotto stermina la famiglia: ecco la sua ossessione

 

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Nelle scorse ore, in un paesino alle porte di Genova è arrivata la notizia straziante di quel poliziotto che ha sterminato la sua famiglia, moglie e due figli, uccisi nel sonno, prima di suicidarsi e porre fine a una vita travagliata. Era stato lui stesso a chiamare i propri colleghi e avvisarli di quel che aveva fatto. Mauro Agrosì, 49 anni, è stato il carnefice delle figliolette Giada, 10 anni, e Martina, 14 anni e della moglie Rosanna Prete, 49 anni. Prima ha sparato alla figlia più piccola, due colpi alla testa, poi alla più grande, un colpo solo al capo. Successivamente, è stato il turno della moglie con due colpi al cuore e uno alla testa. Addirittura per attutire il rumore degli spari, e forse anche per non vedere quello che stava facendo, ha coperto il volto delle figlie e della moglie con un cuscino. Prima di suicidarsi ha lasciato un biglietto dove spiegava le ragioni di questo folle gesto: ”Troppi problemi insormontabili. Non voglio lasciarle senza marito e senza padre preferisco portarle con me”. Si pensa anche che le ragazzine e la madre siano state sedate, visto che sembra impossibile che nessuna di loro si sia accorta di nulla: solo l’autopsia lo svelerà. La polizia sta cercando di capire i motivi di questo gesto, quali siano i gravi problemi che aveva l’uomo. Certamente le preoccupazioni economiche hanno contribuito in maniera importante. E per cercare di risolverli, si è buttato sul gioco, peggiorando la sua situazione. Era arrivato ad essere un giocatore compulsivo, come hanno detto i suoi ex colleghi del reparto mobile di Bolzaneto dove Agrosì svolgeva lavoro d’ufficio come tecnico di computer: ”Usciva più volte per acquistare grattaevinci o biglietti delle lotterie nella vicina tabaccheria. Era ossessionato da quelle cartelline che promettevano vincite mai arrivate. Il gioco invece di risolvere i suoi problemi li aveva centuplicati”.

Dalle prime indagini è venuto fuori che l’uomo aveva chiesto un prestito di circa 30 mila euro alla banca lo scorso anno utilizzando la cessione del quinto: sui circa 1.700 euro al mese di stipendio gli venivano trattenuti 225 euro e questo sarebbe andato avanti fino al 2025. Visto che in famiglia lavorava solo lui e le spese erano tante, le difficoltà erano venute fuori nel corso del tempo. E a peggiorare questa situazione già disperata, l’episodio del fratello di due anni fa che si era suicidato. ”È terribile — dice il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi — come ancora una volta in una violenza di genere emerga l’idea distorta della propria indispensabilità maschile. Così un uomo non riesce a immaginare o sopportare che la propria moglie, i figli, possano vivere senza di lui e si mette al centro di tutto, togliendo agli altri ogni possibilità”.

M.O.