“Mio zio come Stefano Cucchi, morto nelle mani dello Stato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:45
Francesco Mastrogiovanni (foto dal web)
Francesco Mastrogiovanni (foto dal web)

Verrà emessa tra qualche giorno la sentenza d’appello per la morte di Francesco Mastrogiovanni, un insegnante elementare di 58 anni, fermato dai vigili in provincia di Salerno, e ricoverato all’ospedale di Vallo della Lucania, apparentemente senza motivo, per un trattamento sanitario obbligatorio. Quelle 87 ore in cui l’uomo restò legato a un letto, prima di spirare il 4 agosto del 2009, dopo un’agonia di quattro giorni, hanno ispirato un film, “87 ore – Gli ultimi giorni di Francesco Mastrogiovanni”, girato da Costanza Quatriglio, e una canzone, inserita dai 99 Posse nel loro ultimo album.

Per la morte dell’insegnante furono inquisiti 6 medici e 12 infermieri; in primo grado sono stati condannati solo i dottori a vario titolo, per omicidio colposo, sequestro di persona e falso ideologico. La sua vicenda, inoltre, venne paragonata a quella di Stefano Cucchi, il geometra romano morto in circostanze mai chiarite all’ospedale Pertini di Roma. Sua nipote, Grazia Serra, prosegue determinata nella sua battaglia e a pochi giorni dalla sentenza spiega: “Non voglio credere che li assolvano tutti. No, di fronte alla terribile evidenza di quelle immagini non si può non condannarli”.

Questa la sua versione dei fatti: “In quei giorni dell’estate 2009 ho avuto un colloquio con un medico, ero col mio fidanzato. Gli chiesi perché mio zio, che aveva insegnato a scuola fino a pochi giorni prima, era stato ricoverato per un Tso. Ebbi risposte vaghe e poco chiare. Ci dissero che non potevamo vederlo perché c’era il rischio concreto di agitarlo, meglio star lontano dai parenti. Poi ho rivisto le immagini della contenzione. Ho visto come era ridotto mio zio proprio nel momento in cui io parlavo con quel medico e sono rimasta scioccata: era con un pannolone in un letto senza coprimaterasso, con piedi e mani legati. Un animale viene trattato meglio. Quel medico, nei suoi turni di lavoro nei giorni del ricovero, non si è mai avvicinato al letto di mio zio”.

Grazia Serra spiega ancora: “Mio zio ha subìto una tortura e auspichiamo l’introduzione nell’ordinamento italiano di questo reato comprensivo dei trattamenti inumani e degradanti, dando così piena attuazione alla convenzione di New York del 1984. Francesco Mastrogiovanni è rimasto legato a quel letto per più di 87 ore, perché lo hanno tenuto così per un po’ anche da morto. Non lo hanno alimentato. Il personale del reparto lasciava il vassoio col cibo lì accanto al letto, ma lui essendo legato non poteva muoversi. Dopo qualche ora, gli toglievano quel vassoio anziché aiutarlo a mangiare”. Insomma, chiosa la nipote di Francesco Mastrogiovanni, lo zio “era nelle mani dello Stato, in questo caso tra le mura di istituzioni mediche pubbliche”. Intanto, è partita una petizione online per chiedere verità e giustizia per il maestro elementare, firmata tra gli altri da Chef Rubio, Eugenio Finardi e Moni Ovadia.

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GM