(Websource/archivio)

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La giustizia non vince, si perde nei meandri dei propri cavilli burocratici e lascia una scappatoia, un vero e proprio portone a chi è troppo bambino per essere giudicato da un tribunale, ma allo stesso tempo già maturo da aver distrutto una vita. La storia che vi raccontiamo ci arriva direttamente da Torino, dove un ragazzino di appena 11 anni è stata dichiarato disabile a causa del bullismo subito da alcuni compagni.

Il bambino da settembre 2015, sino a gennaio 2016, ha subito le peggiori umiliazioni tra i banchi di scuola, i genitori raccontano: “Era gennaio quando nostro figlio, che già da qualche giorno aveva manifestato un profondo malessere per le continue angherie subite da due compagni di classe, perdeva i sensi e si accasciava al suolo dinanzi ai nostri occhi stupiti”. La mamma e il papà a quel punto hanno deciso di portarlo dai medici del Regina Margherita, che solo dopo un mese di controlli e solo dopo aver appurato che fisicamente il piccolo era sanissimo sono giunti alla conclusione che si trattasse di qualcosa di psicologico. I genitori descrivono così le continue crisi che il piccolo ha e che hanno portato i dottori a dichiararlo ufficialmente disabile: “Prima sviene, poi neanche il tempo di destarlo che il piccolo inizia a tremare con scatti improvvisi e violenti, ad agitare le mani verso l’alto, quasi a proteggersi il volto, e poi a dimenarsi sul pavimento, senza urlare, ma biascicando mugugni monotoni e incomprensibili. Nei suoi momenti di crisi o di incubi, immagina di aver di fronte i suoi aggressori, pensa di lottare per liberarsi da chi gli sta usando violenza. La nostra vita precipita nel baratro di una sorda disperazione. Anche quando viene dimesso, gli specialisti non possono che confermare l’ipotesi di uno o più eventi traumatici, violenti e scioccanti al punto da alterare drasticamente il suo equilibrio psicofisico, da ricollegare senza dubbio all’ambiente scolastico”. A quanto pare l’11enne è stato vittima, insieme ad altri suoi compagni di svariati soprusi durante l’intervallo e negli spogliatoi della palestra e oggi non riesce a fare a meno dei farmaci e si dissocia continuamente. L’avvocato Maria Giovanna Musone, che segue il caso per conto della famiglia del piccolo ha così dichiarato: “Assisto la famiglia in questo difficile cammino e cerco di spiegare ai genitori che il nostro codice tiene conto dell’età degli indagati. Tuttavia la giurisprudenza dice anche che non si devono ridurre le garanzie a tutela della vittima, e che si possono applicare misure di sicurezza. Resto fiduciosa nell’operato della Procura. Ma non si può lasciare passare il concetto di impunibilità: sarebbe distruttivo per chi ha subito la violenza e non gioverebbe neppure ai minori coinvolti. Lasciare impuniti ragazzi socialmente pericolosi rappresenta un pericolo per la collettività”. La procura però ha già chiesto l’archiviazione del caso, poiché i due aguzzini sono minori di 14 anni e quindi non possono essere processati.

Antonio Russo