Alberto, 22 anni, non regge il peso della bugia più grande

Alberto Duò (foto dal web)

Non ha retto al peso della bugia che aveva raccontato ai suoi familiari Alberto Duò, un ragazzo di 22 anni di Badia Polesine, in provincia di Rovigo. Aveva infatti più volte spiegato di essere in procinto di laurearsi, ma mentre in casa i preparativi fervevano – il ragazzo aveva detto ai familiari che la discussione era prevista in queste ore – lui si è gettato sotto un Frecciarossa alla stazione. Il suicidio è avvenuto il 13 sera, per cui all’inizio i genitori avevano pensato a una delusione d’amore, poi è emersa la verità: ha preferito uccidersi piuttosto che confessare di aver detto una serie di bugie sulla sua imminente laurea in ingegneria.

Alberto Duò viene descritto come un figlio modello, forse un po’ chiuso e introverso, che amava giocare a tennis, tant’è che come regalo di laurea stava per ricevere dagli amici la maglia di Rafa Nadal e una racchetta. Invece, ora familiari e amici si interrogano sul perché abbia mentito fino a quel punto. Il 22enne, dopo il liceo scientifico nel 2013, si era iscritto alla facoltà di Ingegneria a Ferrara. A Badia Polesine viveva invece la sua famiglia, madre, padre e la sorella minore di 16 anni. “Mi laureerò il 14 febbraio”, aveva detto loro, invece la sera del 13, alla guida della sua Golf è arrivato alla stazione di Rovigo.

Qui ha atteso 35 minuti sulla banchina del binario 2, poi si è spostato sul binario 3 per poi lanciarsi sotto il Frecciarossa diretto a Venezia che andava oltre i cento chilometri orari. Il macchinista non ha potuto evitare l’impatto, così quando gli agenti della Polfer e della Volante sono intervenuti, assieme al medico del 118, hanno potuto solo constatarne il decesso. I familiari di Alberto Duò, avvertiti dell’accaduto, hanno dichiarato subito: “Nostro figlio non era depresso. Al contrario, proprio oggi avrebbe dovuto sostenere la discussione della sua tesi di laurea in Ingegneria”. Poi però la verità, drammatica e sconcertante, è emersa. L’episodio ricorda quello avvenuto a novembre 2014 a Roma, quando un 28enne del quartiere Montesacro dopo aver detto più volte di stare per laurearsi in Ingegneria ha deciso di farla finita proprio alla Sapienza, l’università che frequentava.

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GM