Operaio si ammala di Parkinson: licenziato a pochi anni dalla pensione

Franco Minutiello (foto dal web)

Franco Minutiello, sessantenne di Cuorgnè, nel Torinese, operaio e autotrasportatore, è stato licenziato per essersi ammalato di Parkinson dalla Teckonservice, la ditta che si occupa della raccolta rifiuti in Canavese, per la quale lavorava da dieci anni. “Quell’occupazione non era il massimo, ma almeno mi dava da mangiare”, racconta il netturbino, che ha scoperto la malattia a ottobre di tre anni fa. Da quel momento, è iniziata una lunga trafila tra ospedali, ambulatori, studi medici, fino al telegramma dell’azienda, datato 17 marzo: “Inidoneo al lavoro”. Una vera mazzata per l’uomo, ormai alle porte della pensione: “Ho sentito la terra franarmi sotto i piedi, è stata una mazzata”.

“Non hanno avuto alcun rispetto della mia vicenda e della mia persona”, spiega Franco Minutiello, che ha fatto sapere di avere intenzione di ricorrere presso il tribunale di Ivrea e dice per bocca del suo legale, l’avvocato Silvia Ingegneri: “Stiamo studiando il caso”. Il netturbino racconta ancora: “Mi sono dovuto assentare parecchio per le cure, non stavo bene e non potevo più svolgere la mia attività di netturbino come volevo e come pretendeva l’azienda da me”. Il lavoratore aveva anche chiesto di poter accedere alla legge 104, “per non gravare troppo sul mio datore di lavoro”.

Era il 17 febbraio, poi il 6 marzo il caso finisce alla Direzione territoriale del lavoro a Torino per un tentativo di conciliazione. Franco Minutiello però sta male e tutto viene rinviato di quindici giorni e a quel punto arriva il telegramma di licenziamento. Alberto Garbarini, responsabile della Tekonservice, non usa mezzi termini: “Conosciamo bene la situazione di questo signore e ci dispiace molto per la sua malattia. Ma questa è un’azienda, non un istituto di carità. Per noi lavorano già quasi trenta persone inabili. Per un dipendente malato in più non c’erano altre mansioni idonee da svolgere”.

Ci sono dei precedenti anche recenti che fanno discutere, come quello di una donna di 46 anni residente a Cellino San Marco e dal 2011 alle dipendenze di una cooperativa sociale che si occupa di assistenza minori nelle scuole e presso i rispettivi domicili. La donna era stata licenziata dopo che le è stato diagnosticato un tumore al seno e solo tre anni dopo il giudice le ha dato ragione dichiarando il licenziamento discriminatorio e ritorsivo. Qualche giorno prima, era emersa la vicenda di Antonio Forchione, cinquantacinque anni, che dopo un trapianto di fegato aveva perso il lavoro. Di un paio di anni fa, invece, la vicenda di una guardia giurata di Brindisi, un uomo di 46 anni, appena tornato a casa dopo un lungo periodo di cure epr combattere un tumore al cervello, licenziato “per troppa malattia”.

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GM