Crisi siriana: gelo nei rapporti tra Trump e Putin

Una piccola vittima della crisi siriana (ABD DOUMANY/AFP/Getty Images)

Vladimir Putin e Donald Trump sono stati invitati ieri sera a tenere dei colloqui d’urgenza dopo l’esplosione della crisi siriana, con crescenti tensioni in Medio Oriente che hanno minacciato di esplodere in guerra. Il presidente russo ha inviato la nave da guerra missile Admiral Grigorovich in Siria dopo che il leader degli Stati Uniti ieri ha lanciato 59 missili cruise Tomahawk sul campo d’aviazione da cui Bashar al-Assad avrebbe lanciato un attacco di gas sarin contro il suo popolo. Un sottomarino nucleare britannico sta perlustrando il Mediterraneo e le forze NATO sono in allerta in tutta la regione. I leader mondiali, tra cui Theresa May, hanno sostenuto gli attacchi americani alla base di al-Shayrat, ma ci sono stati inviti a colloqui nel tentativo di evitare che la crisi si trasformi in un conflitto più ampio.

Il primo ministro russo Dimitry Medvedev ha sostenuto che l’attacco missilistico degli Stati Uniti era illegale e ha avvertito Trump di essere stato a “un passo dallo scontro militare con la Russia”. Da parte sua, il presidente Usa ha replicato che era il momento di frenare Assad dal tentativo di compiere attacchi barbari su siriani innocenti. L’attacco con gas sarin sulla città di Khan Sheikhoun ha ucciso 86 civili, tra cui 30 bambini e 20 donne. Queste le parole di Donald Trump: “Attraverso l’uso di un agente nervino letale, Assad ha soffocato la vita di uomini, donne e bambini innocenti. E’ stata una morte lenta e brutale per tanti, anche quei bellissimi bambini che sono stati crudelmente assassinati in questo attacco molto barbaro. Nessun bambino di Dio dovrebbe mai subire tale orrore”.

Trump ha poi proseguito: “Ho ordinato un attacco militare mirato sulla base aerea in Siria, da dove è stato lanciato l’attacco chimico. Non ci può essere alcun dubbio che la Siria ha usato armi chimiche vietate e ignorato la decisione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Anni di precedenti tentativi di modificare il comportamento di Assad hanno tutti fallito drammaticamente. Di conseguenza, la crisi dei rifugiati si acutizza, e la regione continua a essere destabilizzata, minacciando gli Stati Uniti e i suoi alleati. Invito tutte le nazioni civili a unirsi a noi nel tentativo di porre fine alla macellazione e spargimento di sangue in Siria”.

Le reazioni dei leader mondiali

Da Downing Street, il premier Theresa May ha detto di essere stata “informata” degli attacchi Usa, che hanno ucciso nove persone e distrutto nove aerei da combattimento così come diversi edifici. Un portavoce ha aggiunto: “Il governo sostiene pienamente l’azione, che a nostro avviso era una risposta adeguata all’attacco con armi chimiche barbaro lanciato dal regime siriano, ed è destinata a scoraggiare ulteriori attacchi”. Intanto, il segretario alla Difesa Sir Michael Fallon ieri ha insistito che il suo omologo statunitense James “Mad Dog” Mattis avrebbe chiamato il Regno Unito per avvisare dell’imminente attacco. Fallon ha rivelato che la Gran Bretagna non ha preso parte al raid, portato avanti esclusivamente dagli Usa. Anche il leader Lib Dem Tim Farron ha appoggiato i bombardamenti voluti da Donald Trump, mentre titubanza è stata espressa dal laburista Jeremy Corbin.

In una dichiarazione congiunta, Angela Merkel e Francois Hollande hanno detto che Assad “ha la piena responsabilità” per l’attacco dopo aver usato gas nervino contro il suo popolo. Il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha aggiunto: “Qui abbiamo un’azione che è una condanna di ciò che questo regime criminale sta facendo”. Appoggio all’azione degli Usa arriva anche da Donald Tusk, presidente Ue, mentre gli alleati occidentali in Medio Oriente, tra cui l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno salutato l’attacco come una “decisione coraggiosa”. Sulla stessa lunghezza d’onda Israele e Turchia, con il presidente Erdogan che sottolinea: “E’ il momento di prendere seri provvedimenti per la tutela del popolo siriano innocente”.

Si tratta di un raid “una tantum”

L’attacco aereo è stato il primo attacco diretto degli Stati Uniti sul governo di Assad nei sei anni di una guerra civile che ha ucciso ben 400mila persone e creato milioni di rifugiati. Funzionari della Casa Bianca hanno insistito che il raid era un azione “una tantum” destinata a scoraggiare futuri attacchi di armi chimiche, e non un’escalation militare americana in Siria, anche se molti analisti vedono l’attacco come un monito a Russia, Corea del Nord, Cina e Iran. Il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha aggiunto: “Ciò indica chiaramente che il presidente è disposto a prendere azioni decisive quando viene chiamato in causa”.

Secondo l’analista Reed Foster, l’attacco “non diminuirà in modo significativo la capacità del regime di Assad di condurre ulteriormente attacchi con armi chimiche” Il portavoce del ministero russo della Difesa Igor Konashenkov ha condannato il raid e il Cremlino ha detto: “Il presidente Putin vede gli attacchi degli Stati Uniti come l’aggressione contro uno stato sovrano in violazione delle norme del diritto internazionale e con un pretesto inventato”. Solo l’Iran e il gruppo terroristico Hezbollah hanno sostenuto Assad dopo l’attacco. Il portavoce del ministero degli esteri di Teheran Bahrem Qasemi ha detto: “Tali misure rafforzeranno i terroristi in Siria”. Il raid americano, con missili sparati dal cacciatorpediniere USS Porter e USS Ross nel Mediterraneo, ha avuto luogo nelle prime ore di ieri, successivamente c’è stato il gelo tra Mosca e Washington.

Gelo tra Russia e Stati Uniti

Russia e Stati Uniti cooperano su un utilizzo sicuro dello spazio aereo in Siria dal 2015 e Mosca usa la base colpita dagli americani come campo di decollo degli elicotteri d’attacco di Putin a sostegno delle operazioni di terra. Ma nessuno dei velivoli di Putin erano lì quando è stato colpito. L’attacco ha provocato un aumento del prezzo del petrolio: il Brent è aumentato del 2% a più di $ 56 a barile in una reazione istintiva agli attacchi. Questo potrebbe comportare un aumento di benzina e gasolio. Prima dell’attacco chimico di martedì portato avanti dal leader siriano Bashar al-Assad a Idlib, il presidente Trump non aveva mostrato alcun interesse a trovare una soluzione militare al conflitto lungo sei anni.

La sua priorità sembrava migliorare le relazioni con la Russia, più stretto alleato di Assad, ma dopo quanto accaduto Donald Trump è tempestivamente intervenuto e la situazione è drasticamente cambiata. Non è escluso nulla, da adesso in poi, anche un intervento della Gran Bretagna, con Tim Farron che già nelle scorse ore sta invitando il Regno Unito a prendere in considerazione “attacchi chirurgici”. Ma qualsiasi attacco occidentale potrebbe portare ad un conflitto diretto con la Russia. Si tratterebbe di uno dei momenti più difficili nelle relazioni tra Mosca e Paesi occidentali dalla fine della guerra fredda.

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GM