L’identikit del pedofilo, la psicologia dietro questa piaga sociale

L'identikit del pedofilo

Sono ampiamente studiati e discussi gli effetti dell’abuso sessuale infantile sulle vittime, anche in età adulta. Non si parla mai però del perché i pedofili compiano questi atti indicibili, se si rendono conto di fare qualcosa di tremendamente sbagliato, delle strategie che utilizzano per avvicinare i bambini. Eppure è essenziale conoscere a fondo questi aspetti per fermare coloro che si autodefiniscono “amanti dei bambini”, prima che sia troppo tardi. Uno dei motivi principali è sicuramente l’abbandono da parte dei ricercatori in quanto spesso posti in cattiva luce dall’informazione e considerati dall’opinione pubblica alla stregua di difensori o complici dei crimini di cui si rendono responsabili adulti pedofili.

Definizione di pedofilia

La pedofilia è un disturbo psichiatrico che si presenta nell’adulto o nel giovane adolescente ed è caratterizzato da fantasie, impulsi sessuali e comportamenti ricorrenti che hanno come oggetto bambini prepuberi (sotto i 13 anni). Questi impulsi perdurano per un periodo di almeno sei mesi e provocano eccitazione e soddisfazione sessuale. Anche se questo disturbo ha una forte connotazione maschile, un certo numero di pedofili è di sesso femminile. Nel DMS, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la pedofilia è inserita tra le parafilie, ossia quelle “disfunzioni sessuali ove la sessualità è inadeguata”. Al contrario di ciò che si pensi ci sono moltissimi pedofili che non assecondano mai la loro natura, sono sessualmente attratti dai bambini ma non cedono mai alla tentazione perché riconoscono che sia sbagliato. Questi sono definiti pedofili latenti perché non giungono a prendere l’iniziativa. Altri invece rivendicano apertamente il diritto di “amare” i bambini di cui si sentono attratti. “La nostra battaglia è come quella antiproibizionista. Chiediamo la libertà d’espressione per chi crede sia giusto amare i bambini. La nostra linea culturale va rispettata: quando non c’è violenza, non c’è prostituzione, non c’è sfruttamento. Mettendoci in carcere fate di noi dei perseguitati”: è quanto ha dichiarato, in una sorta di manifesto, uno dei tre italiani responsabili di un network internazionale di pedofilia via Internet scoperto nel 1998. Le donne pedofile sono più rare degli uomini, spesso isolate o affette da una qualche forma di squilibrio psichico. Come gli uomini anche le donne possono creare notevoli dissesti psicologici. Quando una donna obbliga un bambino, o una bambina, a pratiche erotiche o sessuali, gli effetti possono essere devastanti, soprattutto se si tratta della madre. Per un figlio infatti la madre è una figura fondamentale, da cui si aspetta protezione e rispetto, più che da qualsiasi altro adulto di sua conoscenza.

L’identikit del pedofilo

Nell’immaginario collettivo il pedofilo è un uomo di un certa età, probabilmente disoccupato o in pensione, che oltre ad abusare dei bambini, ha altre disfunzioni sessuali come l’esibizionismo, il voyeurismo o altro. In realtà non esiste una tipologia unica di pedofilo, come non esiste un profilo psicologico unico e definito per tutti i pedofili. Gli studi più recenti però, dimostrano che l’abitudine a molestare i bambini o, comunque, a provare attrazione sessuale per loro, inizia generalmente attorno ai 15-16 anni. L’attrazione erotica per i bambini non si traduce necessariamente in atti sessuali completi: il pedofilo può limitarsi a spogliare il bambino e guardarlo, a mostrarsi, a masturbarsi in sua presenza, ad accarezzarlo e così via. C’è anche chi si limita a guardare del materiale pornografico, oggi rintracciabile su internet abbastanza facilmente. I pedofili hanno solitamente una personalità immatura, problemi di relazione o sensi di inferiorità che non permettono loro di reggere un rapporto amoroso adulto, alla pari: individui con disturbi narcisistici e fragile stima di sé, si focalizzano sui bambini perché possono controllarli e dominarli e con loro non provano sentimenti di inadeguatezza.

Molti pedofili che hanno subìto traumi o abusi sessuali, che sono stati oggetti sessualizzati da parte di genitori o di conviventi omosessuali o eterosessuali, ripetono il trauma, una volta adulti, diventando a loro volta abusatori. E’ vero anche però che altrettanti pedofili sono stati bambini intelligenti, sensibili e privilegiati, che hanno avuto un’infanzia fatata, da cui sono emersi in modo traumatico, a causa di tradimenti da parte dei genitori o di figure depositarie della loro fiducia. Alla base della pedofilia c’è quindi un incontro traumatico con il mondo dell’adulto che spinge il bambino a fondare in modo fantastico, un nuovo ordine dell’organizzazione dell’età, del tempo e delle relazioni. Il pedofilo spesso rifiuta l’età adulta, mantenendo un legame idealizzato con il mondo magico dell’infanzia. La maggior parte dei pedofili cerca di non maltrattare i bambini che riesce ad avvicinare, sia per l’attrazione che provano nei loro confronti, sia perché non sono animati da impulsi, a detta loro, malvagi e sia perché cercano di evitare che essi possano parlare, lamentarsi o confidarsi con qualcuno; per quanto distorta e deviata, l’attrazione che il “vero” pedofilo prova per il bambino, non è solo sessuale. E’, a suo modo, una forma d’amore in cui c’è affetto, tenerezza, comprensione anche se l’incapacità dell’adulto di contenere le pulsioni sessuali può rappresentare, per il bambino, un pericolo.

Le cause

Molto si è detto sulle cause d’insorgenza della pedofilia, ma ancora oggi non c’è un quadro univoco sullo sviluppo di questa spaventosa patologia. Entrano in gioco numerosi fattori quando si parla di pedofilia: aspetti mentali, istituzionali, di attività, di educazione sessuale, di violenza, di controllo delle pulsioni. Esistono però dei fattori, più che determinanti, facilitanti:

  • l’essere stati violentati o trattati con crudeltà durante l’infanzia
  • l’essere stati bambini isolati, esclusi dagli altri bambini, che hanno invidiato lo status dei loro coetanei, portandoli a desiderare, da grandi, di possedere, plagiare e comandare qualcuno
  • l’essere cresciuti in ambienti familiari disgregati
  • l’aver assistito, impotenti, ad azioni violente sui familiari

Nella testa del pedofilo: le confessioni

Le confessioni rappresentano uno sguardo sul “sipario” della perversa mente del pedofilo, che ci permette di capire la psicologia di chi è affetto da questa psicologia. Alla domanda “cosa ti attraeva di quel bambino?”, alcuni rispondevano con tratti fisici, come la pelle liscia, il volto grazioso o i capelli lunghi, altri invece erano attratti dagli atteggiamenti: “Mi attraeva molto lo sguardo che era pieno di fiducia. Quando sono sospettosi non ti guardano in faccia”, “Aveva un aspetto vulnerabile. Era insicuro. Si fidava di tutti”. Appare chiaro che i pedofili si orientano verso i bambini più deboli, più fiduciosi e più facilmente circuibili. Scelgono “Quello che cerca protezione. Quello che i fratelli e sorelle si trascinano dietro come un peso. Quello a cui piace essere tenuto sulle ginocchia, a cui piacciono le mie carezze, che si lascia toccare senza fare proteste e senza rivoltarsi contro”. E ancora: “Sceglievo gli isolati, quelli senza amici o trascurati e maltrattati, perché questi bambini sono alla ricerca di qualcuno che si prenda cura di loro”. Alla domanda: “Dopo aver identificato il “bambino giusto”, cosa facevi per convincerlo a restare con te?”, alcuni parlano di regali, altri di complimenti, altri ancora delineavano delle strategie diverse. Uno, ad esempio, ha affermato: “Parlavamo, giocavamo insieme fino all’ora di andare a letto. Sedevo sul letto in mutande e valutavo le sue reazioni”. 

Prevenzione da parte dei genitori

Spesso non sono sufficienti ma esistono delle regole che i genitori dovrebbero seguire per evitare che i bambini cadano nelle trappole dei pedofili. Bisogna infatti evitare che i bambini vengano lasciati senza il dovuto controllo e che non dicano dove vanno quando escono di casa. I genitori devono inoltre sempre insegnare ai propri figli a usare il telefono, a non accettare regali o offerto fotografiche, ad allontanarsi da chi tenta e vuole toccarli, a non fare favori ad adulti che lo chiedono di nascosto e, naturalmente a non parlare con estranei, a non salire in auto o a casa di persone che non conoscono. Molti pedofili sono però persone di fiducia per la famiglia, molto spesso amici di famiglia o parenti, la regola più importante è quindi quella di insegnare ai propri figli a confidarsi con i genitori quando si sentono turbati dai comportamenti degli adulti.

Lavinia C.

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