E’ l’autunno del 2015, e la Germania ha deciso di trasferire 1000 migranti a Sumte, un paesino di 102 abitanti. Non c’è il cinema a Sumte, non ci sono negozi, palestre, bar, scuole, dottori, librerie o parco giochi. Alcune strade sono asfaltate, altre si distinguono a fatica dalla restante campagna. Gli abitanti di Sumte sono pensionati, contadini, imbianchini e pendolari che ogni mattina fanno 90 minuti di viaggio per andare a lavorare ad Amburgo. All’inizio di ottobre l’amministrazione locale ha ricevuto la notizia di dover accogliere 1000 migranti: 10 persone per ogni abitante. La cittadina è in preda al panico, non ci sono infrastrutture, non c’è lavoro e non ci sono le condizioni per poter accogliere così tante persone. C’è però un complesso di edifici abbandonati, ex uffici spostati altrove, il che probabilmente è stato sufficiente a far prendere la decisione al governo centrale. Alexander Götz, un funzionario regionale della Bassa Sassonia, ha successivamente assicurato che il numero di migranti sarebbe sceso a 500, raggiungendo un massimo di 750 persone.

Arriva l’inverno, e insieme al freddo, i migranti. Jens Meier, direttore del campo profughi di Sumte, dichiara agli abitanti che non saranno permessi atti vandalici nel campo e che non tollererà nessun tipo di intimidazione dall’esterno. Meier ha assunto guardie che parlano arabo e costruito dei recinti perimetrali. I migranti sono liberi di entrare e uscire ma gli abitanti necessitano di un’autorizzazione per entrare. “E’ una tattica isolante, ma necessaria”, dichiara Meier. Dopo poco tempo, il campo raggiunge la sua capacità massima di 754 rifugiati, insieme ai 60 membri dello staff. I migranti non hanno molto da fare se non imparare il tedesco e oziare nelle aree comuni bevendo tazze di tè.

Con l’arrivo della primavera, i migranti si avventurano fuori dai confini del campo, vivendo Sumte insieme ai locali, che non sembrano disturbati dalla cosa. Renate Schieferdecker, il pastore della chiesa più vicina, dichiara al The Guardian: “Eravamo molto preoccupati quando abbiamo ricevuto la notizia”. La maggior parte delle preoccupazioni derivavano dal peso finanziario che avrebbe gravato su Sumte. C’era poi lo shock culturale, “Ogni volta che metti insieme un Afgano e un Persiano, saranno in conflitto”, ha affermato Schieferdecker. Come tutti nell’area, ha tessuto le lodi di Meier che ha gestito ogni problema meravigliosamente. Molti migranti sono andati via, un pò per l’isolamento, un pò per il gelido inverno tedesco. “Non li posso fermare, se ne vanno soprattutto gli uomini non sposati”. Prima di andare, molti vanno da Meier dicendo che non c’è lavoro, non ci sono opportunità e, da non sottovalutare, non ci sono modi per incontrare donne.

Entro maggio 2016, Meier ha già corretto tutti i maggiori problemi del campo. Ora internet funziona, c’è una mensa più che dignitosa, un servizio di lavanderia, autobus che collegano Sumte con le cittadine più vicine, un centro per gli adolescenti, un negozio di cellulari, un centro medico. C’è anche una serata dedicata al cinema, i cui film vengono scelti dalle mamme del campo che “Hanno insistito a vedere film solamente in tedesco”, ha detto orgoglioso Meier. Con l’estate moltissime altre persone decidono di andare via da Sumte, adesso anche coppie e famiglie. Rimangono solamente 80 rifugiati, principalmente famiglie con bambini piccoli. Alla domanda del giornalista, se avessero accolto altri rifugiati, Meier risponde: “Potrebbero arrivare altri migranti. Se il ministero chiamasse domani per mandare altre persone non ci sarebbe nessun problema. Vedremo cosa succede adesso ma noi siamo pronti: il campo, la città, siamo tutti pronti. Se i rifugiati riuscissero ad arrivare qui, noi li accoglieremo tutti”. Per settembre, non c’erano più rifugiati nel campo e, contro ogni aspettativa, gli abitanti sono più dispiaciuti che sollevati. In questo anno di “esperimento sociale” sono stati sicuramente più i pro che i contro. Non c’è mai stato alcun tipo di violenza, nessuna rivolta o microcriminalità; al contrario, erano nati moltissimi posti di lavoro e per la prima volta si era creata la fila al supermercato. Quando Sumte ha ricevuto la notizia, tutto poteva pensare, meno che avrebbe rimpianto l’autonoma dipartita di 750 rifugiati entro un anno.

Lavinia C.

Tutte le News di Oggi – VIDEO