Facciamo meno sesso rispetto a 20 anni fa, le motivazioni

    meno sesso

    Viviamo in uno dei momenti più “sessualmente liberi” della storia. L’accesso alle nuove tecnologie negli ultimi 40 anni, come le pillole contraccettive o le app per incontri come Tinder o Grindr, hanno spalancato le porte a un nuovo mondo di possibilità. Con la rivoluzione sessuale degli anni 70, le norme sociali sono cambiate, con un’accettazione crescente di divorzi, omosessualità, sesso pre-matrimoniale e relazioni alternative come il poliamore o lo scambio di coppia. Nonostante questo, le ricerche suggeriscono che stiamo facendo meno sesso rispetto al passato. In America, nei primi anni del 2010 una ricerca ha evidenziato un calo del 15% del numero di volte in cui si faceva sesso rispetto agli anni 90. Una riduzione si è registrata anche nel Regno Unito, come evidenziato dalla ricerca del National Survey of Sexual Attitudes and Lifestyle, così come in Australia. La situazione è ancora più grave in Giappone in cui, stando a ricerche recenti, il 46% delle donne e il 25% degli uomini compresi tra i 16 e i 25 anni, non sono interessati al sesso. Cosa sta succedendo? Ci sono varie motivazioni:

    Il porno

    Una prima semplice conclusione è la facilità di accesso alla pornografia online. Le ricerche hanno infatti dimostrato la dipendenza che i porno generano, che spesso sfocia in un vero e proprio disordine psichiatrico. Inoltre, si discute il fatto che il porno sia spesso un sostituto del sesso reale, limitando il desiderio sessuale in camera da letto. Un altro problema relativo alla pornografia è che rappresenta scenari non realistici, il che, secondo gli studiosi, può causare problemi di anoressia sessuale o disfunzioni erettili. Nel 2011 sono stati intervistati 28 mila italiani e la maggior parte di loro faceva un consumo eccessivo di pornografia online. “Dall’analisi – ha detto il ricercatore Carlo Foresta – emerge che la frequentazione dei siti pornografici comincia molto precocemente, tra 15 e 16 anni, e avviene quotidianamente anche per 3-4 anni, anche con la possibilità di una sessualità attiva online, attraverso le chat». Tutto questo interrompe la maturazione di una sessualità legata all’affettività e crea una sorta di assuefazione anche alle immagini più violente.

    Lavoro, lavoro, lavoro

    Nel mondo occidentale si lavora in media 47 ore a settimana, sembrerebbe quindi logico concludere che la fatica e lo stress causati dal lavoro potrebbe portare ad una diminuzione dell’attività sessuale. In realtà non è così semplice come sembra. Nel 1998 una ricerca pubblicata sul Journal of Family Psychology, ha scoperto che non c’era una riduzione dell’attività sessuale, del desiderio o della soddisfazione tra le casalinghe e le donne che lavoravano, part time o full time. Un’altra ricerca ha invece constatato che c’èuna correlazione tra una vita lavorativa molto intensa e una frequenza sessuale più alta. Questo non vuol dire però che il lavoro non impatta sul sesso; ciò che importa è la qualità del lavoro, piuttosto che la quantità. Fare un lavoro che non ci piace può essere peggio per la nostra salute mentale di non avere affatto un lavoro, e questo si estende alla vita sessuale.

    Lo stress dei tempi moderni

    I ricercatori ritengono inoltre che la diminuzione dell’attività sessuale potrebbe essere causata dal crescente livello di infelicità. Le società occidentali in particolare, riscontrano un’epidemia di problemi mentali, focalizzate principalmente sulla depressione e l’ansia. La correlazione tra depressione e riduzione dell’attività sessuale è altissima. La depressione causa infatti un incremento di disfunzioni sessuali e un calo del desiderio. Dati alla mano, gli studiosi ritengono ci sia una connessione tra la riduzione della soddisfazione e felicità delle persone e il calo dell’attività sessuale. Questo fenomeno non può essere ridotto a una problematica sola, è il risultato di molte variabili. E’ lo stress derivante dai tempi moderni – un mix di lavoro, insicurezza e tecnologia.

    Lavinia C.

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