Caso Yara: la dichiarazione dei Ris solleva dei dubbi sulle indagini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:58
Yara Gambirasio

Anni di indagini e di processi hanno stabilito che l’assassino di Yara Gambirasio è indiscutibilmente Massimo Bossetti. La sentenza di condanna definitiva all’ergastolo per omicidio volontario con aggravante di sadismo ed inaudita violenza è arrivata l’1 luglio 2016, seguita dalle motivazioni di condanna redatte dalla Corte d’Assise nel settembre scorso in un documento di 158 pagine, in cui i giudici esplicitavano le prove a supporto della sentenza accompagnate da un profilo psicologico scioccante di Bossetti.

Il condannato si è sempre dichiarato innocente e tramite i suoi legali ha provato tutte le vie possibili per convincere la magistratura a riaprire il caso. L’ultimo tentativo di riapertura del caso provato dagli avvocati di Bossetti risale al 7 aprile scorso, nel ricorso questi puntavano il dito sulle indagini scrivendo come siano state volutamente ignorate tutte le prove contrarie alla colpevolezza del loro assistito.

Fino ad ora non ci sono stati segnali che lasciassero pensare alla possibilità di riaprire il caso, ma una dichiarazione dei Ris, pubblicata in esclusiva dal settimanale ‘Oggi’, solleva qualche dubbio sullo svolgimento delle indagini: nell’analisi dei carabinieri si legge che i calzini di Yara erano impregnati del suo stesso sangue, nonostante non ci fossero ferite ai piedi della ragazza.

Il mistero riguarda il fatto che questo dettaglio, sebbene fosse contenuto nel fascicolo di Bossetti, non compare nella sentenza di condanna del muratore di Mapello, dove si parla solamente di macchie bruno rossastre e non di sangue. Stando alle analisi della scientifica, però, non ci sono dubbi si trattasse del sangue di Yara, infatti nel fascicolo si legge: “E’ stato possibile estrapolare un unico profilo genotipico femminile riconducile a Yara da ambedue i prelievi effettuati in corrispondenza delle tracce ematiche”.

Questa è una delle piste a cui facevano riferimento i legali di Bossetti nel ricorso, a questa si aggiunge una dichiarazione di un poliziotto il giorno del ritrovamento del corpo di Yara, il quale dubitava che il cadavere si trovasse li da mesi.

FS