“Leccate i piedi del commesso”: mamma e figlia vittime di un tremendo “scherzo”

    (Websource / Metro.co.uk)

    Costrette con l’inganno a leccare i piedi dei dipendenti di Poundworld, la catena di negozi britannica che vende tutto a 1 sterlina (o meno), dopo essere state da questi “cavalcate” a mo’ di giumente. Protagoniste della “disavventura” una mamma (invalida) e sua figlia: Pamela e Naomi Desmond, rispettivamente di 55 e 24 anni. “Potrete vincere 3mila sterline”, le era stato detto mentre stavano facendo qualche piccolo acquisto nel negozio di Barnstaple, nel Devon. A una sola condizione: avrebbero dovuto superare una serie di prove a dir poco umilianti. E loro ci avevano creduto. Ma alla fine la promessa non è stata mantenuta, e sono tornate entrambe a casa a mani vuote. Ora minacciano un’azione legale.

    Lo “scherzo”, ammesso che tale si possa definire, è stato decisamente di cattivo gusto. E si è protratto per ben due ore e mezza. Tutto è cominciato con una telefonata “anonima” alla filiale di Poundworld da un tale che si è spacciato come responsabile di un’organizzazione di beneficenza irlandese, e ha chiesto allo staff di chiudere il negozio per una “sessione di training di squadra” che prevedeva una “competizione” due clienti. In quel momento all’interno del negozio c’erano, oltre ai dipendenti, solo Pamela e Naomi.

    La manager e un altro dipendente, vittime a loro volta della “burla”, hanno ricevuto l'”istruzione” di fare distendere le due donna a pancia in giù sul pavimento, legarle alle orecchie con una corda, tirar loro addosso un secchio d’acqua e colorarne il volto con dei pennarelli. Poi, come accennato, è stato il momento della “cavalcata” in lungo e in largo per il negozio. Per finire con la richiesta di “leccare” i piedi dei dipendenti. Il culmine dell’umiliazione. Dall’inizio alla fine dell’ordalia mamma e figlia sono state indicate rispettivamente come “la bruttona” e “la bestia”. La manager, invece, doveva essere chiamata “bella signora” dalle due poverette: per ogni volta che lo dicevano, era previsto un “bonus” di 50 sterline. Ma ovviamente anche quello era uno “scherzo”.

    Quando è troppo è troppo
    Al termine della sfiancante “sessione”, il tizio dall’altra parte della cornetta ha detto che la prova era terminata. Pamela e Naomi sono quindi uscite dal negozio, ma qualche minuto dopo lo stesso tizio di prima ha contattato la figlia al cellulare dicendole che se fossero tornate indietro avrebbero potuto vincere più soldi. Loro, ingenuamente, gli hanno dato retta, ma hanno trovato le porte chiuse. Allora il sadico ha chiesto loro di gattonare per strada… e così hanno fatto per circa mezz’ora. Poi la manager del negozio è uscita e le ha fatte entrare, avvertendole che avrebbe chiamato la direzione centrale. E a quale punto si sono resi tutti conto di essere stati raggirati.

    Pamela, che lavora come centralinista d’ospedale, racconta che “all’inizio è stato divertente… ma dopo un po’ ci siamo sentite in imbarazzo. Credevamo sinceramente che fosse una cosa seria. Io sono anche invalida, per cui è stato ancora più umiliante. E chi ha telefonato lo sapeva”. “Ora – aggiunge Naomi – siamo terrorizzate al solo pensiero di rimettere piede da Poundworld”. Dai vertici della catena sono arrivate le scuse ufficiali “per questa brutta esperienza, di cui sono stati vittime anche i nostri dipendenti”, con la precisazione che “l’incidente è stato denunciato alla Polizia e stiamo collaborando attivamente alle indagini”, e la promessa che “sarà fatto di tutto affinché lo spiacevole episodio non abbia a ripetersi”. Alle due malcapitate Poundworld ha offerto un buono spesa da 200 sterline a titolo di indennizzo per l’inconveniente, ma madre e figlia sono intenzionate a citare l’azienda in tribunale per chiedere un risarcimento ben più sostanzioso.

    TUTTE LE NEWS DI OGGI

    EDS