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Un 38enne inglese ha deciso di fare causa ad un ospedale per il trattamento ricevuto dal padre, malato di cancro e scomparso all’inizio di quest’anno. Aaron Richardson aveva portato il padre Victor al Walsall Manor Hospital A&E lo scorso Natale per via di una tachicardia. Ma soltanto due settimane più tardi Aaron, che nella vita fa il poliziotto, stava stringendo tra le braccia il corpo morente del padre, spirato il 9 gennaio per via di un cancro tanto rapido quanto letale. Secondo Aaron il personale dell’ospedale non ha tenuto un comportamento professionale, poiché gli era stato detto che il tumore del padre non fosse terminale e che anzi avrebbe con ogni probabilità recuperato. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la telefonata ricevuta dall’ospedale, proprio nel giorno del funerale, in cui gli veniva ricordato che il padre aveva saltato un appuntamento per la chemioterapia: “Neanche un ratto moribondo sarebbe stato trattato come mio padre”. L’uomo ha raccontato di aver visto del sangue sgorgare dal braccio del padre per via di una cannula inserita in malo modo, ma anche di averlo ritrovato un giorno nelle proprie feci: “Lo dici alla gente e pensano che tu stia esagerando. Non voglio dire che con un trattamento diverso mio padre sarebbe sopravvissuto, ma in questo modo lo hanno privato della sola cosa che gli aveva lasciato il cancro, ovvero la dignità”.

Ricoperto di feci

A mandare su tutte le furie Aaron, oltre che le evidenti mancanze del personale ospedaliero, è stato anche il comportamento dei medici, che pur avendo scoperto prima la sorte cui andava incontro suo padre, non hanno informato lui e la sorella Penny (48) del fatto che si trattasse di una malattia terminale sino a due giorni prima della sua scomparsa. Poi il gran finale, la chiamata nel giorno del funerale per segnalare un mancato appuntamento per la chemioterapia. La fine di un mese e mezzo da incubo: “Papà era un uomo tranquillo e disponibile, era sempre pronto a mollare tutto per andare ad aiutare qualcuno. Ma stare al centro dell’attenzione non gli piaceva, per questo non sarebbe d’accordo se in questo momento fosse qui. Anche quando subiva quei trattamenti indecenti riusciva a dire di lasciar perdere, ma io penso che la gente debba sapere cosa è accaduto in quell’ospedale, è vergognoso”. Nel frattempo in un rapporto iniziale, il Walsall Healthcare NHS Trust ha affermato che nei rapporti ospedalieri non c’è alcuna traccia di un paziente coperto di feci, mentre l’infermiera responsabile della perdita di sangue è ancora sotto indagine nonostante abbia negato l’accaduto. Ad ogni modo è presente una parziale ammissione di colpa, visto che nel rapporto sono presenti delle scuse ufficiali per “non aver comunicato in modo efficace” con la famiglia e per la “mancanza di un elevato livello di cura”. Il direttore medico Amir Khan ha aggiunto: “Vorremmo nuovamente esprimere le nostre condoglianze alla famiglia Richardson per la loro perdita. Siamo consapevoli del fatto che il figlio di Richardson non sia soddisfatto dei risultati della prima inchiesta del Trust e siamo in procinto di organizzare un incontro con lui, nelle sedi appropriate, per discutere delle sue problematiche”.

S.L.

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