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Dopo 30 anni d’inferno è finalmente libera da quella che per gran parte della vita è stata più una prigione mentale che un luogo di reclusione vero e proprio. A raccontare la sua vita matrimoniale fatta di abusi e violenze è una donna di 60 anni che insegna alle elementari e che finalmente ha avuto il coraggio di denunciare il marito pubblicamente, anche se lo ha fatto attraverso uno pseudonimo. Tutto è cominciato quando Maria (nome di fantasia) ha conosciuto un ragazzo di bell’aspetto a soli 22 anni, subito si è invaghita e in poco tempo ha deciso di diventare sua moglie.

Dopo il matrimonio l’atteggiamento dell’uomo è cambiato, la trattava come fosse di sua proprietà, le impediva di uscire di casa da sola ed ogni occasione era buona per malmenarla, le ragioni di tanta violenza? Non esistevano: “Non c’erano motivi specifici: una volta era la pasta scotta, un’altra perché magari con degli amici sosteneva avessi guardato qualcuno. In macchina, come fosse una prigione, mi diceva di tutto. E mi menava”, racconta la donna che poi aggiunge: “Mi picchiava anche quando aspettavo nostro figlio addirittura 20 giorni prima del parto sono stata ricoverata. Mi aveva presa a calci”.

Maria spiega adesso di sentirsi stupida per aver sopportato 30 anni di violenze, ma anche che il marito si scusava ogni volta e prometteva di cambiare e questo, visto il forte sentimento che provava per lui, le faceva credere (o meglio sperare) ingenuamente che qualcosa sarebbe cambiato. Incastrata in un matrimonio infelice dalla debolezza, Maria ha trovato la forza di lasciare il marito solo dopo che le è stato diagnosticato un tumore: “Ho preso i miei quadretti di ceramica, ho troncato prima possibile altrimenti avrei attraversato l’inferno. Sono uscita senza nuocere a nessuno, non volevo fare la guerra a nessuno, ma solo stare bene e vicina a mio figlio”.

Adesso Maria è libera dalla prigionia mentale in cui si era volontariamente ingabbiata e dalla malattia, il marito le ha detto di aver capito gli errori ed ha concesso una separazione consensuale ringraziandola di tutto. Lei, ad anni di distanza dalla separazione, racconta la sua storia affinché altre donne si sveglino dal letargo, capiscano che la violenza del marito non è amore e denuncino le violenze subite.

F.S.