Alfano: “Chiusi i rapporti col Pd” e poi accusa Renzi

Alfano
(VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha compiuto lo strappo con Renzi e col Pd: “La nostra lealtà non è stata ripagata, ma la rimetteremo a disposizione dell’agone politico. Chiediamo a Renzi di rispondere ad una semplice domanda: vuole fare cadere il governo Gentiloni o no? Attendiamo una risposta”. Con queste parole il leader di Alternativa Popolare lancia la sua sfida all’ex premier. Poi sulla legge elettorale annuncia: “Accettiamo la sfida della soglia del 5% e non presenteremo neppure emendamenti trabocchetto alla legge elettorale per togliere la soglia di sbarramento”.

“Se dopo anni che sei stato al Governo e hai fatto il ministro di tutto non prendi il 5% non possiamo bloccare tutto. Dice che faccio cadere i Governi per tornare a palazzo Chigi? Se io avessi voluto sarei rimasto. Lui mi diceva di restare. Ho impressione che sia più la paura loro di non tornarci. Non è accettabile nel 2017 il veto dei piccoli partiti”. Erano state queste le parole di Renzi pronunciate a proposito di Alfano ieri sera dal salotto televisivo di Vespa. Parole che il ministro non ha voluto commentare direttamente. Alfano si è limitato a dire: “La mia collaborazione con il Pd è conclusa”. Laconico, ma molto significativo.

Sulla diatriba è intervenuto anche Luigi Di Maio: “È insopportabile avere il Paese sotto ricatto di Alfano e di Renzi. Il fatto che l’ex premier avrebbe chiesto al partitino di Alfano di far cadere Gentiloni per avere in cambio una legge elettorale su misura è la dimostrazione che questo personaggio non sa cosa sia la democrazia. Renzi è un personaggio pericoloso”.


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F.B.