“Fallo e basta amore”, gli sms che hanno spinto un ragazzo al suicidio

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    Michelle Carter è accusata di omicidio colposo per aver spinto il ragazzo a suicidarsi (websource)

    Dopo inchieste come Blue Whale e serie tv come “Tredici”, il suicidio giovanile è un tema sempre più trattato. In Italia è la seconda causa di morte dei ragazzi sotto i 20 anni, con quasi 500 decessi ogni anno. A una prima occhiata, l’sms inviato da Michelle Carter potrebbe sembrare un problematico caso di cyberbullismo: un’adolescente che ne spinge un altro a suicidarsi. I messaggi non erano di un bullo, ma della fidanzata diciassettenne di Conrad Roy III, trovato morto per avvelenamento da monossido di carbonio nel suo pickup in un parcheggio di Fairhavens, in Massachusetts. La tragedia è avvenuta il 13 luglio 2014 e adesso la fidanzata di Conrad, Michelle Carter, è sotto processo per omicidio colposo.

    “Non devi pensarci. Devi farlo e basta. Avevi detto che lo avresti fatto. Npn capisco perchè anche non lo stai facendo”, questo uno dei messaggi che la ragazza avrebbe mandato a Conrad il giorno della sua morte. In un altro messaggio la ragazza scrive: “Sarai finalmente felice in cielo. Niente più dolore. Va bene essere spaventati ed è normale. Voglio dire, stai per morire”. Mentre Conrad rispondeva esprimendo dubbi, lei continuava a insistere. “Pensavo volessi farlo. Il momento è quello giusto e tu sei pronto…fallo e basta amore”, scriveva. La ragazza avrebbe addirittura convinto Conrad a tornare nel pickup quando, spaventato, era uscito per paura che il piano funzionasse. “..è morto a causa mia perchè avrei potuto seriamente fermarlo. Ero al telefono con lui quando è uscito dalla macchina perchè si era spaventato e io gli ripetutamente detto di rientrare. Sapevo che avrebbe ricominciato da capo il giorno dopo e io non potevo sopportare che lui vivesse così, non potevo lasciarglielo fare”, ha scritto Carter a un’amica dopo la morte del ragazzo.

    L’avvocato di Carter ha negato con forza che la sua assistita abbia spinto Conrad al suicidio, chiedendo di archiviare il caso, sulla base anche della libertà di parola. Il giudice minorile ha fatto notare che l’istigazione al suicidio non è protetta dalla costituzione statunitense. La difesa di Joseph Cataldo fa perno sul fatto che il ragazzo aveva già provato a suicidarsi due anni prima e che la depressione era dovuta a problemi in famiglia. Carter aveva inoltre provato più volte a distogliere il ragazzo dal suicidarsi, proponendogli di farsi ricoverare nella clinica in cui si trovava anche lei. Secondo l’avvocato, Carter ha deciso di supportare il piano suicida di Roy solo quando aveva capito di non potergli più far cambiare idea. Il nonno di Conrad ha detto che il nipote sembrava felice nei giorni precedenti alla sua morte. “Stava uscendo dalla depressione”, ha detto il nonno, “abbiamo visto la luce alla fine del tunnel e lei lo ha semplicemente distrutto. Ha spento la luce”.

     

    Lavinia C.

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