Resuscitare i morti è possibile, il progetto di un’azienda statunitense

(websource)
Resuscitare i morti

Un’azienda statunitense sta mettendo a punto i primi tentativi di resuscitare i morti. Proprio così. La Bioquark, un’azienda con base a Philadelphia, ha annunciato che la morte cerebrale non è “irreversibile”. Per essere considerati ufficialmente e legalmente deceduti, bisogna dimostrare una completa e irreversibile perdita delle funzioni cerebrali, o “morte cerebrale”. Questo perché grazie alla tecnologia medica, alcuni dispositivi possono mantenere il battito del cuore di un paziente a tempo indeterminato, nonostante il cervello abbia smesso le sue funzioni vitali. Per questo la comunità medica ha ampiamente accettato che la morte si verifica in presenza di quella cerebrale. Cosa succederebbe però se si trovasse un modo di “rianimare” un cervello morto?

I test

Ira Pastor, amministratore delegato dell’azienda biofarmaceutica, ha confermato che inizieranno presto i primi test su pazienti in America Latina, non specificando il paese. Secondo Pastor, Bioquark ha sviluppato una serie di iniezioni che possono ripristinare il cervello – e programmano di testarlo sugli esseri umani quest’anno. Per la gioia degli animalisti, non pensano di sperimentarlo prima sugli animali. Il team programma di esaminare individui dichiarati deceduti con un’età compresa tra i 15 e i 65 anni. Nella prima serie di prove, l’azienda effettuerà esperimenti su 20 pazienti. Bioquark sta attualmente reclutando pazienti per le prove ed è fiduciosa sui potenziali esiti. “Per intraprendere un’iniziativa così complessa, stiamo combinando alcuni strumenti rigenerativi biologici, con altri dispositivi medici esistenti tipicamente utilizzati per la stimolazione dei pazienti con altri disturbi gravi della coscienza. Abbiamo appena ricevuto l’approvazione dal Institutional Review Board (IRB) per i nostri primi 20 soggetti e speriamo di cominciare a reclutare immediatamente i pazienti”. La missione di ReAnima, questo il nome del progetto, è quello di concentrarsi sulla “ricerca clinica dello stato di morte cerebrale, o coma irreversibile, in soggetti che sono stati recentemente classificati dentro i criteri uniformi per la dichiarazione di morte, ma che hanno ancora un supporto cardio-polmonare o supporto trofico, una classificazione che in molti paesi in tutto il mondo è conosciuto come ‘cadavere vivente’”, spiega Pastor al MailOnline.

Lavinia C.