Giulia Di Sabatino, i familiari chiedono verità e giustizia

Giulia Di Sabatino (foto dal web)

“Giulia è stata uccisa ma vogliono chiudere il processo senza colpevoli. Tu puoi fare molto per lei. Invia nome e cognome e aiutami a non far chiudere il caso”, questo l’appello della petizione che chiede verità e giustizia per il caso di Giulia Di Sabatino, la giovane i cui resti sono stati ritrovati la mattina del 1° settembre 2015 sotto a un cavalcavia dell’A14 tra Giulianova e Mosciano. La petizione cita anche una frase di John Lennon: “If you want to be hero, well just follow me”. La giovane, come si ricorderà, è deceduta proprio nel giorno del suo diciannovesimo compleanno, mentre si accingeva a festeggiare in famiglia una data così importante.

Invece, a causa di quella tragedia, Giulia Di Sabatino ha perso la vita, il suo corpo maciullato dagli pneumatici dei tir e delle auto. Il caso, nei mesi scorsi, aveva tenuto banco nell’opinione pubblica e c’era molta attesa per capire se vi sarebbero state delle conseguenze penali per i tre indagati, uno dei quali è il famigerato uomo della Panda Rossa. Oggi che la Procura di Teramo potrebbe accogliere la richiesta di archiviazione, grande è la delusione della famiglia, che vuole si faccia luce su quanto accaduto, perché ritiene che siano troppi i misteri sulla morte della giovanissima. Innanzitutto non fu mai chiaro se sia deceduta per l’impatto violentissimo della caduta al suolo. Il suo corpo martoriato non consentì mai di chiarire se si era trattato di un gesto volontario, ad esempio, o se qualcuno l’abbia spinta già o se addirittura era già priva di sensi o già morta.

L’ultima notte di Giulia

Diversi i dubbi anche sull’ultima sera: Giulia Di Sabatino uscì dal ristorante in cui lavorava dopo aver finito il turno, tornò a casa dove si trovò da sola, si cambiò, sistemandosi celermente il trucco e uscì, lasciando nell’abitazione sia il cellulare chee lo stipendio appena incassato. Trovò un primo passaggio da parte di un automobilista sulla strada che da Tortoreto porta a Salinello. Entra poi in scena l’uomo della Panda Rossa, che ammise un rapporto sessuale con Giulia Di Sabatino, ma solo dopo che venne diffusa la notizia di  tracce organiche trovate sugli slip della ragazza. Con lui risultano indagati un altro uomo, che diede un passaggio alla giovane in scooter per un tratto di strada, e una terza persona, già indagata per pedopornografia dalla Procura distrettuale dell’Aquila.

Il terzo indagato emerge dopo che il telefonino della giovane viene consegnato nelle mani dei carabinieri da Meri Koci, la mamma di Giulia. Dall’esame dei messaggi Whatsapp salta fuori uno scambio di messaggi con un giovane, Giuseppe, che chiedeva alla ragazza – all’epoca minorenne – degli scatti hard, poi diffusi in un gruppo di contatti. Il giovane è stato indagato anche per istigazione al suicidio. Dal cellulare emerge anche il nome del 25enne che Giulia Di Sabatino aveva incontrato quella notte. Spiega sua madre Meri Koci: “Mi domando perché questo messaggio non sia emerso subito, forse per capire cosa successe bisogna partire proprio da questa domanda”. Nonostante indagati e illazioni, però, l’inchiesta sulla morte della ragazza si chiude qui, con troppe domande che sembrano destinate a restare senza una risposta.

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GM