Pensione: dal 2019 bisognerà avere almeno 67 anni?

(Joerg Koch/Getty Images)

Attesa dopo l’estate l’emanazione da parte del governo di un decreto volto a rivedere l’età minima necessaria per andare in pensione. Non sembrano sussistere margini di discrezionalità al meccanismo previsto dalla legge. L’età della pensione è legata al tempo che in media resta da vivere una volta superata la boa dei 65 anni. E oggi sul tavolo dei tecnici dei ministeri di Economia e Lavoro, assieme alla Presidenza del consiglio i numeri parlano di 19,1 anni del 2016 per gli uomini (dai 18,6 anni del 2013) e di 22,4 anni per le donne (dai 22 nel 2013).
Questo è il motivo per il quale l’età della pensione potrebbe a breve passare dai 66 anni e sette mesi di adesso a 67 anni. Il tutto dal 2019. Il nuovo scalino dell’innalzamento verso l’alto dei requisiti previdenziali verrebbe formalizzato dopo l’estate, a pochi mesi dalle elezioni politiche. I lavoratori in procinto di abbracciare l’età pensionabile si vedrebbero così sottratto per un soffio tale diritto, mentre nessuna speranza avrebbe il tanto agognato ricambio generazionale atteso dalle nuove leve.
Già si lavora alle misure di accompagnamento al decreto. Entrando a regime l’Ape, l’anticipo pensionistico che proprio ieri ha debuttato nella versione social, riservata alle categorie più deboli, questo strumento consentirà l’uscita anticipata con una riduzione dell’assegno previdenziale. Dunque se nel 2019 vi sarà effettivamente un’innalzamento dell’età per accedere alla pensione, questo strumento potrebbe “limitare il danno”, permettendo qualche uscita anticipata. L’Ape su base volontaria viene “finanziata” con i tagli agli assegni di chi sceglie questa strada, mentre L’Ape social no. Per la sperimentazione sono stati stanziati quasi due miliardi di euro nell’arco di sei anni. Stabilizzarla renderebbe necessario il reperimento di fondi tutt’altro che trascurabili.
BC