Corte Ue: “Legittimo collegare i vaccini all’arrivo di malattie”

Iniezione del vaccino anti-influenzale (Eva Hambach/Afp/Getty Images)

Quando la medicina e la scienza ma soprattutto la cura della salute pubblica passa attraverso dei giudici bisogna iniziare a preoccuparsi. Lo abbiamo visto in Italia quando alcuni giudici collegarono, senza alcuna prova scientifica, un vaccino con l’insorgenza dell’autismo dando il via ad una serie di follie antivacciniste che poi hanno portato al famoso decreto dei 12 vaccini obbligatori. Ora ci si mette pure la Corte europea che oggi ha pronunciato una sentenza che farà senza dubbio discutere.

Il caso, proveniente dalla Francia, era quello di un uomo che chiese un risarcimento alla casa farmaceutica Sanofi Pasteur dopo essersi ammalato di sclerosi multipla pochi mesi dopo aver fatto un vaccino contro l’epatite B. I giudici di Lussemburgo hanno detto: “In mancanza di consenso scientifico, il difetto di un vaccino e il nesso di causalità tra il medesimo e una malattia possono essere provati con un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti. La prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza di una malattia, l’assenza di precedenti medici personali e familiari della persona vaccinata e l’esistenza di un numero significativo di casi registrati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova”.

L’uomo che diede il via alla causa è morto nel 2011. La sua famiglia sta portando avanti questa battaglia da anni per ottenere un risarcimento.

F.B.