Marco Prato, il testamento: “Mettetemi lo smalto rosso”

Marco Prato (Facebook)

Sono state tante le reazioni al suicidio avvenuto in carcere di Marco Prato, uno dei due assassini insieme a Manuel Foffo di Luca Varani. Dopo le parole del papà e della fidanzata della vittima, che per motivi diversi hanno sorpreso parecchio, oggi si discute del testamento lasciato proprio da Prato, che nel corso della detenzione aveva scoperto di essere sieropositivo e aveva già manifestato diverse volte intenzioni suicide.

Ecco le sue parole: “Perdonatemi, non riesco. Sono stanco, una persona orribile. Ricordate solo il bello di me. Vi amo. Fate festa per il mio funerale, anche se vorrei cerimonia laica, fiori, canzoni di Dalida, bei (sottolineato due volte) ricordi: una festa! Dovete divertirvi!! Chiamate Private & Friends, il centro capelli a piazza Mazzini per rigenerarmi la chioma prima di cremarmi. Mettetemi la cravatta rossa, donate i miei organi, lasciatemi lo smalto rosso alle mani. Mi sono sempre divertito di più ad essere una donna. Organizzate sempre, una volta alla settimana o al mese, una cena o un pranzo con tutti i miei cari amici e amiche che ho amato tanto. Fate sempre festa, sentitevi Dalida ogni tanto. Mettete “Ciao amore ciao” quando avete finito la festa per me e ricordatevi tutti insieme i miei sorrisi più belli. Buttate il mio telefono e distruggetelo insieme ai due computer, nascondendo i miei lati brutti. Tenete alto il mio nome e il ricordo, nonostante quel che si dica. Non indagate sui miei risvolti torbidi, non sono belli”.

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F.B.