Padre Gratien: “Non è facile sopportare l’accusa di omicidio”

Padre Gratien al processo (ritaglio video)

Torna a parlare Padre Gratien Alabi, il religioso che è stato condannato a 27 anni di carcere, lo scorso ottobre, perché ritenuto colpevole dell’omicidio di Guerrina Piscaglia.  Il frate congolese è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio volontario e della soppressione del cadavere della donna, scomparsa a maggio 2014, e ora si trova detenuto ai domiciliari presso il convento romano dei Premostratensi, a Roma. Nonostante la condanna, però, è stato autorizzato a muoversi oltre i confini segnati dal braccialetto elettronico, come egli stesso ha spiegato a ‘Quarto Grado’.

“Ci sono dei preti che vengono a confessarsi da me. Io faccio le mie funzioni normalmente, come ho sempre fatto”, ha detto infatti padre Gratien, ribadendo: “Io vivo come ho sempre vissuto”. Poi ha aggiunto: “Ho più tempo per pregare. Ho più tempo per rendere servizio, soprattutto per i preti e gli studenti che sono via per gli esami: sostituisco tutti quelli che sono assenti. Mi sento un po’ più felice facendo questa cosa”. Nella struttura il religioso incontra anche altra gente: “Sono degli ospiti che vengono qui, che abitano qui, che mangiano con noi, pregano con noi”.

Padre Gratien ha spiegato di non aver mai avuto rapporti sessuali con Guerrina Piscaglia, poi ha aggiunto: “Non è facile sopportare una cosa del genere, avere una forza psicologica e morale per sopportare questa cosa”. Il religioso insiste: “Hanno orientato tutte le indagini su di me. Potrebbero anche vedere, come si dice, altre strade per capire se la persona è morta realmente, se è scomparsa o da chi sta”. Quindi sostiene che anche il padre di Mirco Alessandrini, marito di Guerrina Piscaglia avrebbe detto a uno dei suoi amici di essere dispiaciuto per la condanna. Anche una suora avrebbe affermato, secondo padre Gratien: “Adesso l’avete condannato, ma altre persone devono parlare”.

TUTTE LE NEWS DI OGGI

GM