Quando il sesso diventa “letale”: “Le si è rotto un vaso sanguigno nel cervello”

(Websource / Daily Mail)

Morire a causa di un rapporto sessuale troppo “intenso”. E’ quel che potrebbe essere accaduto a Caroline Devlin, la mamma 35enne di Worthing (Inghilterra) trovata morta nel suo letto dopo una serata all’insegna dell’alcol. Questa l’ipotesi più convincente emersa nel corso del processo che vede imputato con l’accusa di omicidio l’ex fidanzato della donna, Robert Trigg. Durante un amplesso un vaso sanguigno del suo cervello si sarebbe rotto, complice il fatto che la donna soffriva di pressione alta e aveva alzato un po’ troppo il gomito.

Del “caso” abbiamo già parlato qualche giorno fa. Trigg, 52 anni, è stato accusato degli omicidi di Caroline Devlin, deceduta i 26 marzo 2006, e di un’altra sua fidanzata, Susan Nicholson, la 52enne venuta a mancare nell’aprile 2011. Le due morti non sembravano inizialmente sospette, ma la Polizia ha successivamente riscontrato “significative somiglianze” nelle modalità di ritrovamento dei due cadaveri e nei successivi comportamenti di Trigg. L’uomo ha raccontato di essersi svegliato e di aver trovato Susan morta sul divano, ormai 11 anni fa, e di aver scoperto il cadavere di Caroline nel suo letto 6 anni or sono. Durante il processo è emerso che in entrambi i casi Trigg non ha chiamato i soccorsi, lasciando anzi – in occasione della morte di Caroline – che anche i figli della donna rinvenissero il suo corpo senza vita il giorno della festa della mamma. Trigg, inoltre, non è apparso per nulla sconvolto dopo quegli morti, ma semplicemente “dispiaciuto”.

Nel caso di Caroline Devlin, la chiamata ai soccorsi è stata effettuata dopo che l’uomo ha riferito l’accaduto a uno dei suoi figli e dopo che questi l’hanno riferito a loro volta ad un vicino. Trigg avrebbe poi raccontato di aver avuto un rapporto sessuale con la donna la sera prima e di averla ritrovata in una posizione insolita: faccia in giù e sdraiata al contrario, con i piedi al posto della testa. L’autopsia ha inizialmente attribuito la morte a cause naturali, più precisamente a un aneurisma. E la difesa continua a sostenere questa linea. A far riaprire le indagini, oltre alla somiglianza delle due morti e delle reazioni di Trigg, è stata anche la scoperta del comportamento aggressivo e talvolta violento che egli stesso teneva entro le mura domestiche – spesso e volentieri a causa dell’abuso di alcool. Al momento, l’uomo non ha confessato alcun reato, dichiarandosi innocente. Ma il processo va avanti.

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