Tragedia in mare: ancora morti tra i migranti sbarcati in Sicilia

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Questa mattina, nel porto di Catania, sono giunti 650 migranti. A condurli fino alla città siciliana è stata la nave militare svedese Bkv002 che, da quanto si apprende dalle fonti locali, sarebbe giunta in Sicilia dopo aver effettuato diverse operazioni di soccorso a largo della Libia. A bordo della nave, purtroppo, anche nove cadaveri: 7 donne e 2 uomini sono morti in mare durante la traversata.

La prefettura della provincia siciliana ha già avviato i protocolli di accoglienza e aperto un fascicolo sull’accaduto, al fine di individuare eventuali scafisti dietro la morte di queste persone. Ci troviamo di fronte all’ennesima tragedia nel Mar Mediterraneo, la tratta dall’Africa alla Sicilia non è mai stata così affollata e questo comporta un aumento del rischio: la tragedia più grande risale allo scorso novembre quando ben 239 persone sono rimaste uccise durante la traversata.

Episodi di questo genere, però, sono all’ordine del giorno, come ha evidenziato anche Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Migranti, il quale, commentando l’ennesimo sbarco e le ulteriori morti, ha detto: “Quello che sta accadendo in Italia sotto i nostri occhi è una tragedia. Durante lo scorso fine settimana, 12.600 migranti e rifugiati sono arrivati sulle sue coste, e si stima che 2.030 abbiano perso la vita nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno”.

Come ha evidenziato Grandi questi numeri sono insostenibili e c’è la necessità che l’Europa si impegni maggiormente per supportare il governo italiano nella gestione di una situazione desolante. Il 29 giugno sulle coste di Reggio Calabria sono stati accolti ben 4000 migranti, un numero spaventoso che fa crescere il malcontento nella popolazione italiana, ma anche negli stessi migranti, costretti a vivere in condizioni di vita che definire precarie è un eufemismo.

Si attende, dunque, con pazienza che UE mantenga la promessa di supportare il governo italiano con degli aiuti concreti, nella speranza che gli aiuti non si tramutino in dei muri reali, come quelli eretti dall’Ungheria, o metaforici, come quelli che la Francia ha eretto solo qualche giorno addietro.

F.S.