Bimbo torturato e tenuto in catene. Una lettera anonima mette fine all’incubo

(Archivio/Websource)

E’ stata una lettera anonima a mettere fine al suo incubo. Una lettera a portare gli investigatori a bussare alla porta di quella casa di Città del Messico dove si trovava, tenuto prigioniero, il piccolo Antony. Il bimbo, di soli quattro anni, era legato mani e piedi con una catena, visibilmente malnutrito e con segni di torture su tutto il corpo. Le autorità messicane stanno indagando sul caso, non è escluso che si tratti di un cittadino americano. Ancora da scoprire come mai il bambino si trovi in Messico e dove possa essere la sua famiglia.
La lettera anonima contenente informazioni dettagliate circa la detenzione del piccolo è arrivata sul tavolo di Victor Hugo Lobo, capo dell’autorità per la protezione dei bambini e seguendo quelle tracce, gli investigatori sono giunti nel quartiere Gabriel Hernandez, a nord della città. Juan Carlos Loaeza e Olivia Castro hanno accolto gli investigatori e subito negato la presenza del piccolo, ma procedendo con le perquisizioni, il bimbo è stato trovato in una stanza poco illuminata, legato mani e piedi a delle catene. Segni di abusi erano inoltre presenti sul suo corpo, confermati dai medici. Probabilmente il bambino veniva ripetutamente colpito alla testa, aveva segni di sigaretta su tutto il corpo e mostrava chiari segni di malnutrizione. Pur mostrando difficoltà d’eloquio, Antony è riuscito a fornire agli agenti il suo nome e quello dei suoi genitori.
Loaeza e Castro, hanno affermato di essere gli zii del bimbo e che stavano prendendosi cura di lui in assenza del padre. Nel frattempo è stata richiesta dalle autorità messicane l’assistenza dell’ambasciata statunitense. “Abbiamo visto un report in cui si parlava di un minore americano in ospedale. Per motivi legati alla privacy del piccolo non possiamo dire altro”, ha dichiarato un portavoce dell’Ambasciata.
BC