(ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images)

Si è trasformato in un incubo il pellegrinaggio a Medjugorje per otto trevigiani di età compresa fra i 60 e i 70 anni, tutti residenti a Fagarè, frazione di San Biagio di Callalta, cittadina del trevigiano. I pellegrini infatti erano partiti come ogni anno per una gita religiosa in Bosnia. Sia il viaggio di andata che la permanenza a Medjugorje erano andati alla grande, ma al ritorno per gli otto è iniziato un vero e proprio calvario. Alla dogana tra Bosnia e Croazia il pulmino viene fermato dalla polizia. A quel punto accade qualcosa di davvero imprevisto.

Infatti, dopo una rapida ispezione, le forze dell’ordine prima ritirano i documenti d’identità, quindi intimano alla comitiva di seguirli tra le colline croate. In quei trenta chilometri tra il posto di blocco alla frontiera e la caserma, alla comitiva passa di tutto per la testa, ma quello a cui vanno incontro è oltre la loro immaginazione: vengono infatti tenuti in stato di fermo per 15 lunghissime ore. Senza documenti, a digiuno, con la possibilità di bere solo acqua. Finalmente, dopo tutte quelle ore, arriva l’intervento della questura trevigiana, che chiarisce la situazione kafkiana.

In sostanza, quel pulmino 9 posti su cui viaggia il gruppo venne rubato al noleggiatore italiano e poi è finito in Montenegro nel 2015. Recuperato poi dall’Interpol dopo alcune indagini, al proprietario del mezzo venne raccomandato di cambiare il numero di telaio poiché in ex-Jugoslavia era stato reimmatricolato. La ‘svista’ del noleggiatore, che non ha mai seguito quel consiglio, ha dato vita all’equivoco e alla disavventura della comitiva di pellegrini.

Un anno fa, era stata vittima di una disavventura mentre si recava a Medjugorje una pellegrina 68enne: l’autista di un pullman che trasportava i fedeli ha deciso che una delle sue passeggere non avrebbe potuto superare la frontiera perché secondo lui avrebbe avuto dei problemi coi documenti. Così si è fermato in piena notte presso l’area di servizio denominata «Tesina» lungo l’autostrada A4, nel vicentino, e ha intimato in malo modo alla signora di 68 anni di scendere dal veicolo premurandosi di farle anche sapere che il suo biglietto non le sarebbe stato rimborsato. Un’amica di 80 anni è scesa con lei per solidarietà e l’uomo senza farsi alcun problema è ripartito.

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GM