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La stessa vergogna accaduta dopo il terremoto de L’Aquila è accaduta anche dopo il sisma di Amatrice. In Abruzzo sappiamo tutti come andò con l’imprenditore Francesco Piscicelli che passò alla storia come colui che rideva e gioiva per il sisma che aveva appena causato 309 morti e circa 1.500 feriti e che con la sua distruzione gli avrebbe portato tanto lavoro per la ricostruzione. Ora scopriamo che anche ad Amatrice c’è chi ha goduto molto per ciò che era successo.

Da alcune intercettazioni telefoniche infatti spunta un altro imprenditore che “ride” (così scrive il gip) parlando al telefono con un suo dipendente mentre pregusta le future commesse per i lavori dopo il terremoto del centro Italia. Si tratta di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari) ora finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine sul malaffare avvenuto nei lavori per la ricostruzione de L’Aquila. Insomma dopo aver già “mangiato” sui morti dell’Abruzzo sembra da ciò che si apprende che volessero godere anche delle possibilità offerte da Amatrice.

Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, dopo il sisma che colpì il centro Italia lo scorso agosto «gli imprenditori monitorati da questo ufficio, tra i quali hanno assunto un comportamento particolarmente cinico i rappresentanti della società l’Internazionale, hanno cercato nuovi incarichi, grazie ai rapporti diretti con i pubblici funzionari».

In particolare  il geometra Leonardo Santoro spiegava al suo datore di lavoro, l’imprenditore Giustino, «che presso il Mibact era stata creata un’unità di crisi per valutare i danni ai beni architettonici. Giustino, sentite le parole del Santoro – prosegue il gip Gargarella – ha riso in maniera beffarda della nuova situazione venutasi a creare, in quanto per l’impresa il nuovo sisma non avrebbe potuto che portare nuovi introiti».

F.B.