“Facevo sesso con papà e mi piaceva”: parla la vittima-seduttrice

(Websource / The Odyssey Online)

“The Incest Diary”, ovvero il “diario dell’incesto”. E’ questo il titolo di un nuovo libro edito da Bloomsbury, a firma di un’autrice “anonima” di cui si sa solo che è “cresciuta in America”, che promette di essere un nuovo “caso” editoriale negli Stati Uniti (e forse non solo). Ed è un titolo che già dice molto del tabù affrontato nelle sue pagine dalla voce narrante, quella di una figlia che racconta degli abusi subìti da sua padre fin dall’età di 3 anni, e dei meccanismi perversi che l’hanno portata ad assumere ora il ruolo di vittima, ora quello di “seduttrice”. E’ lei stessa a confessare, a un certo punto della “confessione”, di aver odiato i suoi genitori quando facevano sesso come in camera loro, nella convinzione che la donna di suo padre fosse lei, anziché sua madre.

Più d’uno ha definito “The Incest Diary” il libro più choccante dell’anno, ed è difficile dargli torto. L’aspetto più controverso, tuttavia, non sta nelle vivide e dettagliate descrizioni degli abusi compiuti dal papà-orco, ma nel fatto che la “vittima” – per sua stessa ammissione – col tempo è arrivata ad “apprezzare” il sesso con lui. In altre parole, è passata dalla paura e dal dolore per quegli incontri “innaturali” al piacere degli amplessi con suo padre: a un certo punto era lei stessa a voler andare a letto con lui. Ammette addirittura di essere “riuscita a raggiungere l’orgasmo”. E gli abusi sono andati avanti per oltre vent’anni…

Quel segreto nel segreto
“Mio padre è il mio segreto – scrive la Nostra in un passaggio del suo libro – . Il fatto che mi stupri è il mio segreto. Ma il segreto nel segreto è che a volte mi piaceva. A volte lo volevo, e a volte l’ho sedotto”. Era ancora una bambina, come detto, quando il papà si infilava nel suo letto per stuprarla o per masturbarsi dicendole che “era colpa sua” e che sapeva di essere “un uomo cattivo”. A volte lo stesso papà la feriva con un coltello, oppure la legava. In almeno un’occasione ha minacciato di suicidarsi, e quando è arrivato a mettersi un cappio intorno al collo lei lo ha masturbato per “calmarlo”.

Tutto ciò ha avuto naturalmente ripercussioni a livello soprattutto psicologico sulla vittima. A seguito degli abusi, in particolare, la poveretta ha sofferto di incubi e allucinazioni. E ha maturato una visione confusa e distorta del sesso tra un uomo e una donna e dei rapporti tra padre e figlia. “Odiavo i miei genitori quando facevano sesso”, confessa. I suoi si sono separati quando aveva 10 anni, ma lui ha continuato a violentarla. Alla fine, quando sentiva che non ce la faceva proprio più a sopportare il peso di quegli abusi, ha raccontato tutto a sua madre e a suo fratello, ma loro non hanno voluto darle ascolto. Così si è rivolta a un’amica di famiglia che stimava, ma l’unica cosa che questa ha saputo dirle è “cerca di dimenticare”.

E quando, da adulta, è tornata da suo padre per metterlo di fronte alla realtà dei fatti, lui ha negato di aver commesso qualsiasi violenza nei suoi confronti. “Mi ha detto che se avessi insistito con quella storia degli stupri, non sarei stata più sua figlia e per lui sarei morta”. Di qui l’urgenza di questa confessione fiume, concepita (anche) come un campanello d’allarme e un possibile “salvagente” per chi si trovasse nella sua stessa, drammatica situazione.

(Websource / Mirror)

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