Il caso della minestrina al cianuro. Chi è l’assassino di Francesca?

(Archivio/Websource)

Era il 22 febbraio 2000, quando a Roma, nel Quartiere San Lorenzo, Francesca è morta avvelenata dal cianuro. I sospetti erano caduti sulla minestra al ‘formaggino’ preparata dalla coinquilina.

Ci vogliono 300 milligrammi di cianuro per provocare, dopo dolori atroci e coma, la morte per arresto circolatorio.
In questo modo morì Francesca Moretti, 29 anni, operatrice interculturale laureata in sociologia e morta tra atroci sofferenze a Roma, nel 2000.

Francesca occupava una stanza singola accanto alla doppia in cui vivevano le coinquiline Daniela Stuto, studentessa di psicologia, di Lentini, e Mirela Nistor, di origini rumene, cameriera in un bar. Fino a quando aveva progettato di ritrasferirsi nella nativa Urbino, con il ragazzo che amava. Graziano Halilovic, un ragazzo rom di cui si è innamorata lavorando con lui nei campi nomadi. Graziano però, 26 anni, era già sposato, figlio del capo rom Vajro Halilovic e erede designato della leadership.

Fatima, moglie di Graziano e madre dei suoi cinque figli, aveva cercato di interrompere quella relazione, prima con una telefonata, poi passando ad insulti e minacce.
Ma i due volevano vivere insieme. Così Francesca sarebbe partita il 23 febbraio e Graziano l’avrebbe raggiunta in seguito.
Ma quattro giorni prima della partenza Francesca aveva cominciato a stare male. Accusando un forte dolore alla schiena, per il medico è una semplice lombosciatalgia, ma la ragazza continuava a peggiorare di giorno in giorno, fino al suo ricovero.

Il 20 febbraio le sue condizioni si aggravarono, ormai non si alzava più dal letto. Quel mercoledì Daniela cercò di far mangiare qualcosa all’amica malata. E Francesca consumò la minestrina, una mela e poi si rimise a letto.
Intorno alle 17 iniziò così il travaglio: le gambe e il ventre della ragazza si gonfiarono, sulla pelle apparsero grossi ematomi, dopo poco cominciarono le urla di dolore. Alle 19 il suo cuore smise di battere.

Maria Assunta Berloni, la madre di Francesca davanti alle amiche della figlia proruppe in uno strano: “Me l’hanno uccisa”. Le ragazze chiesero allora perché avesse sospettato una cosa del genere: “Me l’ha detto Francesca, aveva risposto, “ho letto il suo diario”. Quello stesso diario che la signora Berloni brucerà per sottrarlo alla polizia.
Sarà l’autopsia a rivelare che Francesca fu uccisa da una potente dose di cianuro, 350 milligrammi assunti per ingestione: quindi, attraverso cibo e bevande.

I sospetti si diressero allora su Daniela e la sua minestrina. La studentessa siciliana venne arrestata e accusata di aver ucciso l’amica con la quale conviveva da tre mesi per gelosia. Era innamorata di lei e non voleva che se ne andasse. Il cianuro lo avrebbe trovato a Lentini, il suo paese natale, dove trent’anni prima veniva usato come pesticida per i parassiti della frutta.

Una seconda perizia però dimostrò che gli effetti del veleno non potevano manifestarsi dopo ore dal pasto e dunque Daniela viene scagionata e risarcita per l’ingiusta detenzione.

Daniela Stuto si è laureata ed è oggi sposata con il fidanzato di allora, dal quale ha avuto una bambina. Graziano Halilovic ha avuto altri due figli, oggi presiede la onlus Roma per l’integrazione dei rom.

Dopo la assoluzione della Stuto, sulla morte di Francesca è calato un silenzio tombale, nessuna  altra pista è stata percorsa.
Una settimana prima della morte di Francesca, alla coinquilina Mirela però venne rubata la borsa con le chiavi di casa. Qualcuno avrebbe dunque potuto avere accesso alla casa. La sorella di Francesca inoltre aveva trovato una fiala vuota sotto il letto, dopo la morte della ragazza. Quali segreti custodiva il diario bruciato e come è arrivato il cianuro al civico 61 di San Lorenzo? Su queste domande rimane il più totale mistero.
BC