Lasciato dalla compagna, abusa per 3 anni della figlia: “Cercavo conforto”

(Websource / Winnipeg Sun)

Tre anni. Tanto è durato l’incubo di una 13enne vittima di abusi sessuali da parte di suo padre. “Cercavo conforto dopo la separazione”, così si è giustificato il papà-mostro, un 44enne di Kununurra la cui identità non è stata rivelata per proteggere la privacy della minorenne. Quella che lui stesso ha definito una relazione sessuale con l’adolescente ha infatti avuto inizio dopo che la sua partner lo aveva lasciato. Ora l’orco, che il giudice Philip Eaton ha riconosciuto colpevole di dieci capi di imputazione, tra cui abusi sessuali e possesso di materiale pedopornografico, è stato condannato a 13 anni e mezzo di carcere.

L’uomo era stato lasciato dalla sua compagna nel 2013 e, rimasto solo a casa con la figlia, ha cominciato ad abusare di quest’ultima. Per la 13enne ha avuto così inizio un incubo che si è interrotto solo l’anno scorso, a seguito di una segnalazione anonima alla Polizia locale. Il responsabile delle orribili violenze è stato poi colto in flagrante dagli agenti che, entrati nel suo appartamento, l’hanno trovato nudo a letto con la ragazzina. A seguito di una perquisizione è stato anche rinvenuto un filmato che immortalava una scena di sesso tra i due.

Un padre egoista
“Ha sottoposto sua figlia ai suoi desideri sessuali per gratificarsi – ha dichiarato il giudice Eaton dando lettura della sentenza – . Ha ignorato i suoi obblighi come genitore e quello che le ha fatto avrà un impatto sulla sua intera esistenza. Doveva essere una persona di riferimento per lei e invece è stato solo egoista. Ha detto che stava cercando conforto in seguito alla crisi familiare, ma questo non rientra nella normalità del suo ruolo. Lei è il padre e ha abusato di sua figlia, facendola diventare la sua partner sessuale”. Una “linea” confermata anche dagli psicologi chiamati a lavorare sul caso: a detta degli esperti, l’uomo ha solo tentato di accampare scuse al suo comportamento, derogando completamente dal suo ruolo di genitore e educatore.

“Ha riferito che i vostri rapporti erano consensuali e che non ha mai usato forza o coercizione, ma di tutto questo non c’è alcuna prova – ha concluso il magistrato prima di infliggergli la pena – . Penso che lei sapesse benissimo che quello che stava facendo era sbagliato e ha perseverato nell’errore per ragioni totalmente egoistiche”. Purtroppo, la cronaca anche recente dimostra che drammi del genere sono tutt’altro che isolati.

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EDS