“Non ho dato da mangiare al mio bimbo per mesi”

(Websource / Mirror)

Da neomamma, Andrea Azzo era più che abituata alle notti in bianco, e al suo bambino che piangeva perché stanco, irritato o affamato. Quando il piccolo Jogie ha cominciato a svegliarsi con più frequenza del solito, ha sempre fatto in modo di riaddormentarlo, e quando mangiava di meno sdrammatizzava abituando la cosa ai “denti in arrivo”. Solo al compimento del quarto mese, quando il peso del bambino era calato drasticamente, e Jogie sembrava sempre più magro, Andrea è passata al latte in polvere e ha capito che fino a quel momento aveva affamato suo figlio.

Oggi la 26enne sta cercando di perdonarsi per aver accidentalmente denutrito suo figlio per almeno due mesi. “Aveva le gambe e le braccia magrissime”, racconta Andrea al Mirror. “Il pancino neppure si vedeva. Sono stata molto ingenua… pensavo che probabilmente era normale”. Il piccolo Jorge Rodas III, detto Jogie, è venuto alla luce nel dicembre 2016 ad Austin, in Texas (Usa), al termine di una gravidanza abbastanza regolare. Pesava 3 chili e mezzo. Andrea e suo marito, Jorge Rodas Jr, 29 anni, erano al settimo cielo. Prima di essere dimessa dall’ospedale, alla neomamma è stato spiegato come doveva allattare. Ora, col senno di poi, lei stessa riconosce che lì sono cominciati i guai.

Quei segnali ignorati
“All’inizio l’allattamento era molto doloroso – ricorda Andrea – . Mentre le infermiere mi dicevano che non avrebbe dovuto esserlo. Secondo loro, comunque, il bambino si attaccava bene. A me faceva malissimo e dopo 2-3 giorni volevo addirittura smettere di allattarlo. Poi, dopo circa una settimana, il dolore era svanito. Credo che il mio corpo si fosse semplicemente abituato”. I dottori le dicevano che il bimbo cresceva bene, e che prendeva il giusto peso per la sua età. A quattro mesi era arrivato a 6 chili e mezzo. E’ in quel momento, però, che le cose hanno preso una brutta piega.

“Jogie aveva enormi difficoltà a dormire la notte – spiega Andrea – . Ho cercato su Google quali potessero essere le cause, e vedevo che era un problema abbastanza comune. Così ho cercato di riaddormentarlo, e dopo un paio di settimane la situazione era rientrata nella norma. Con la differenza che ora si svegliava ogni mattina piangendo. Non avevo idea del motivo”. Andrea non ha pensato che ci fosse un problema quando si è accorta che suo figlio tirava sempre meno latte, e i suoi seni cominciavano a “sembrare vuoti”. Ha cominciato seriamente a preoccuparsi solo quando la durata della “poppata” si è sensibilmente ridotta, dai circa 10 minuti iniziali ad appena 3.

“Pensavo che dipendesse dal fatto che stava mettendo i denti – confessa – . Cercavo su Internet e trovavo sempre una risposta alternativa. Nulla mi ha fatto pensare che potesse semplicemente essere affamato. Col senno di poi dico che mi sono fidata troppo di Google: avrei dovuto portarlo direttamente da un dottore. Ma sia io che mio marito avevamo perso il lavoro e in quel periodo non avevamo l’assicurazione sanitaria”. Al controllo del sesto mese, il peso di Jogie era sceso a poco più di 6 chili: un calo di circa mezzo chilo in otto settimane, decisamente sotto la media per la sua età. Il nuovo medico i due nel frattempo avevano cambiato casa) non ha dato troppo peso alla cosa, anche perché non conosceva bene la situazione pregressa.

Una decisione provvidenziale
Solo il 4 luglio, quando Jogie si era rifiutato per la prima volta di mangiare, Andrea ha preso la decisione che gli avrebbe poi salvato la vita: passare al latte in polvere. “Si è scolato un biberon intero come se non avesse mangiato nulla fino a quel momento – ricorda ancora la mamma -. Poi, quando il latte è finito, si è messo a piangere. Gliene ho dato di più, e l’ha ingoiato tutto. Più di 300 grammi tutti in una volta. Vederlo così affamato faceva quasi paura. Da quel giorno in avanti gli ho dato solo latte in polvere”.

Il latte materno si era semplicemente “esaurito”, senza che lei se ne rendesse conto. E il piccolo nel frattempo aveva patito la fame. “Sono stata molto sciocca in quel frangente – ammette Andrea – . Pensavo che fosse semplicemente un bimbo magro. Anche suo padre lo era da piccolo. Solo ora, riguardando le foto di Jogie, capisco la gravità della situazione. Doveva essere un bimbo paffuto, invece non aveva neppure un briciolo di grasso”. “Mi sento anche in colpa per questa vicenda – aggiunge – . Quando mi sono resa conto di quello che avevo fatto non sono più riuscita a chiudere occhio la notte. Non sono se e quando potrò perdonarmi. Sono una mamma alla prima esperienza, e ho sottovalutato tutte le avvisaglie. Ma tante altre mamme e amiche mi dicono che sbaglio a colpevolizzarmi”.

Per fortuna Jogie, che oggi ha 8 mesi, è un bimbo sano e sta ricominciando a prendere peso. “Sono passate appena due settimane, ma la differenza già si vede – conferma Andrea – . E ora è molto più felice. Dorme meglio, piange di rado, e si muove di più”. “Il mio messaggio alle altre mamme – conclude – è: il vostro latte può finire all’improvviso e senza una spiegazione. Non sottovalutate mai questa cosa! Io devo dire grazie solo al mio angelo”.

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