Attesa infinita nonostante il codice rosso, 23enne muore tra le polemiche

(Websource/archivio)

Incredibile caso di malasanità a Napoli. Un ragazzo di 23 anni, Antonio Scafuri, è arrivato alle 21.46 al pronto soccorso dell’ospedale Loreto Mare in seguito ad un brutto incidente stradale. Il quadro clinico del giovane – un politrauma e fratture multiple – impone il codice rosso, ma ciò nonostante è costretto ad aspettare ben 4 ore prima di ricevere le prime cure. Un’attesa lunghissima e che, secondo quanto dichiarato dai sanitari, potrebbe essere costata la vita ad Antonio, morto il giorno seguente. A rendere noto questo caso di malasanità è stato il consigliere regionale della regione Campania, Francesco Borrelli, che ha diffuso la denuncia presentata da Alfredo Pietrolungo, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale Loreto Mare. “Dopo le indagini radiografiche e Tac” – si legge nel documento – “veniva riportato in codice rosso dove i rianimatori constatavano un progressivo peggioramento delle condizioni generali ed un progressivo calo dell’emoglobina ai valori 7”.

Il litigio mentre Antonio moriva

“Si provvedeva a richiedere il sangue in urgenza e alle ore 1.04 avveniva il ricovero in Chirurgia con prognosi riservata ed in imminente pericolo di vita”. Poi la descrizione di tutti i problemi causati dalla cattiva gestione del caso: “Ciò nonostante il paziente rimaneva in codice rosso impegnando due unità infermieristiche del Pronto Soccorso con visibile disagio per il resto delle attività dello stesso pronto soccorso mentre le anestesiste intervenute rientravano in rianimazione”. Si fanno dunque le ore 1.45: “Venuto a conoscenza del fatto che il paziente era in attesa da circa due ore di essere trasportato in un altro Presidio per eseguire una angioTac” – spiega Pietrolungo – “E che la cosa si rallentava perché non vi era accordo su quali infermieri avrebbero dovuto eseguire il trasferimento” – il responsabile spiega di aver chiesto al medico che aveva preso il caso di Antonio “Di provvedere ad accelerare i tempi dell’iter diagnostico anche perché il codice rosso era bloccato da circa quattro ore”. A questo punto arriva la risposta choc del collega, il quale afferma che “Sapeva lui cosa doveva fare e che le cose andavano bene così”.

“Me l’hanno ucciso”

Nel frattempo il padre di Antonio, tra rabbia e disperazione, chiede spiegazioni: “Alle ore 3.30 il padre del ragazzo quasi in lacrime, infuriato, mi veniva a chiedere cosa si stava aspettando, preoccupato delle condizioni del figlio che peggioravano”. Pietrolungo a questo punto sollecita nuovamente il collega che ha preso in carico il caso, ma ottenendo come risposta una nuova polemica, decide di scavalcarlo: “Mi precipitavo al Pronto soccorso chiedendo che un infermiere del Pronto soccorso si offrisse volontario per l’accompagnamento e raccomandavo di far partire immediatamente l’ambulanza con rianimatore e chirurgo a bordo”. L’ambulanza parte, ma senza rianimatore a bordo ed il trasporto all’ospedale Vecchio Pellegrini risulterà poi inutile per il giovane Antonio, che fa ritorno al Loreto Mare alle 8.30 della mattina successiva e muore dopo essere stato trasferito in rianimazione. Pietrolungo conclude la sua denuncia chiedendo giustizia: “A motivo di quanto esposto credo che i fatti evidenzino una superficialità di comportamento ed un disprezzo per la tutela dell’utenza ancora prima dell’inosservanza ai più elementari doveri professionali. Chiedo ove mai si dovesse ravvisare una condotta omissiva di intervenire e di denunciarle alle autorità competenti”.

S.L.

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