Vittorio Veneto, “censura” sulla preghiera alpina: “Offende gli immigrati”

(Websource / archivio)

La preghiera degli alpini non s’ha da fare. Così ha deciso il vescovo di Vittorio Veneto. E per un motivo molto semplice: gli immigrati potrebbero sentirsi offesi. Ieri l’ufficio liturgico diocesano ha infatti proibito a un gruppo di “penne nere” di leggere in chiesa la loro storica preghiera. Una preghiera – è il caso di ricordarlo – scritta circa 80 anni fa, in tempo di guerra, e recitata da tanti sacerdoti alpini, compreso il beato don Carlo Gnocchi. Di più: la diocesi ha imposto di “censurare” una frase giudicata troppo “dura” nei confronti degli stranieri: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana”. Apriti cielo.

La reazione del presidente della sezione locale dell’Ana, Angelo Biz, non ha tardato ad arrivare: “Sappiamo che a far storcere il naso ad alcuni ecclesiastici è la frase della preghiera in cui si chiede di rendere forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra civiltà cristiana – ha affermato – . Una frase che viene subito dopo quella in cui si definiscono gli alpini ‘armati di fede e di amore’. Queste sono le armi degli alpini e solo la malafede o un certo pacifismo ideologico possono pensare che gli alpini coltivino sentimenti di aggressione o di intolleranza”. “Gli alpini – puntualizza Biz – non hanno armi e la cultura che li ispira è quella di una fratellanza che non ha confini. È amaro constatare che proprio all’interno della comunità cristiana possano crescere muri, che finiscono per incidere nella serenità di rapporti, usando pretestuosamente il Vangelo della pace come una clava per rompere armonie consolidate”. Si attende una controreplica.

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