Omicidio Vannini, ecco finalmente l’atroce verità

Marco Vannini (foto dal Web)

Come è avvenuto esattamente e veramente l’omicidio di Marco Vannini? Chi, tra i cinque componenti della famiglia Ciontoli, ha realmente esploso il colpo di pistola che lo ha colpito alla spalla? Qual è il ruolo esatto di ognuno di loro? Tutte queste domande potrebbero ora avere una risposta dato che nel processo per omicidio volontario con dolo eventuale è arrivato il momento di ascoltare proprio gli imputati, a partire dal principale indiziato: Antonio Ciontoli. L’uomo continua a sostenere la tesi del colpo partito accidentalmente, ma anche se così fosse non si spiega l’enorme ritardo con il quale sono stati chiamati i soccorsi. Un ritardo risultato poi determinante nella sorte del giovane di Cerveteri morto dopo alcune ore in ospedale.

Da chiarire anche la posizione di Federico Ciontoli, il figlio di Antonio, alla luce soprattutto della testimonianza resa nell’ultima udienza da Manlio Amadori: “Ciontoli padre era entrato nella mia stanza in caserma dicendomi che non poteva andare avanti nel racconto, non poteva dire tutto perché altrimenti avrebbe inguaiato il figlio Federico”. Ha avuto dunque un ruolo più attivo il ragazzo? E’ stato lui a sparare? E Viola Giorgini, la sua fidanzata, attualmente indagata solo per omissione di soccorso ha davvero avuto una posizione così marginale in quei drammatici momenti?

In attesa di chiarimenti in merito arrivano come stilettate al cuore le parole di Marina, la mamma per povero Marco: “Ormai vivo di ricordi. Tornare a Porto Ainu, in Sardegna mi fa stare tanto male, ma ho deciso di venirci lo stesso perché è l’unico modo per rivedere mio figlio. Mi sdraio e lo penso. Vado indietro con la memoria ricordando molti episodi legati a Marco, a quando era piccolo e si divertiva come un matto a giocare su questa sabbia. È impossibile non pensare a quello che gli è successo due anni fa. Impossibile dimenticare che il mio Marco è stato ucciso da cinque persone senza scrupoli! Non riesco a smettere di piangere. Da quella maledetta sera in cui è stato ucciso non mi sono più ripresa”.

F.B.