L’amico smentisce Lucio. Mi ha detto: “Uccido Noemi o mi ammazzo”

Lucio Marzo
Lucio Marzo (Screenshot video)

In attesa dei risultati dell’autopsia sul corpo di Noemi Durini che dovrebbero arrivare in giornata emergono nuovi e sempre più inquietanti dettagli su Lucio Marzo, l’assassino reo confesso. Dopo la lettera scritta dal ragazzo a Noemi un anno fa circa in cui emergono tratti della personalità problematici (“fumavo un sacco di marjuana e la spacciavo ovunque”) e una verità diversa da quella che sostiene ora davanti ai giudici (“I miei mi fanno impazzire, ma appena ho 18 anni ti sposerò”) arrivano le parole di un amico che smentisce Lucio e getta una nuova luce sulla vicenda.

“Era molto arrabbiato – ha detto il testimone agli inquirenti – piangeva e urlava in dialetto: ‘O mi uccido o vado a ucciderla’”. Un dettaglio che fa capire come l’idea dell’omicidio fosse già nella testa del ragazzo e non sarebbe stata, come sostenuto anche dai suoi legali, un raptus dovuto alla rabbia del momento. L’idea che l’accusa sta portando avanti è quella di un omicidio premeditato e questa testimonianza potrebbe risultare decisiva in tal senso.

Tra l’altro da quella lettera di un anno fa emerge anche come a provocare la “pazzia” di Lucio che lo ha portato a un tentato suicidio e a tre Tso siano stati i suoi genitori e non la povera Noemi. A dirlo è proprio lui: “Iniziano pesanti problemi in famiglia, con mio padre e mia madre che mi portano all’esaurimento nervoso. Io incominciai a ribellarmi, scatenando tutta la rabbia che avevo verso di loro. Quella sera volarono forti manate tra me e mio padre, talmente tante che svenni e loro chiamarono il 118, dicendo che ero sclerato e poi è svenuto. Mi portarono in Pschiatria dandomi dei medicinali devastanti a tal punto che io dormivo e basta. Questo è durato 7 giorni di Tso, ma avevo quella forza nel cuore grazie a lei e quella forza mi aiutava a scappare da mio padre, per potermi vedere con lei”.

F.B.