Peppina, sfrattata a 95 anni: viveva in un paesino distrutto dal sisma

Peppina 95 anni
Peppina (Websource/archivio)

Peppina ha 95 anni e la sua storia sta facendo commuovere tutti. L’anziana viveva da sola a San Martino di Fiastra, un paesino che si trova a 732 metri di quota e che è stato praticamente distrutto e raso al suolo dal terremoto. Lei era l’unica che non si era arresa e più volte aveva ripetuto: “Voglio morire a casa mia. Vivo qui da oltre 70 anni, vi prego non portatemi via”. E invece la burocrazia ha dimostrato una volta di più di non avere un cuore e la povera Peppina ieri è stata portata via come esecuzione di un provvedimento di sfratto. La donna, diventata il simbolo della battaglia contro le decisione insensate dei tribunali e dei burocrati in una zona martoriata dal sisma, è stata saluta da una piccola folla commossa che ha silenziosamente ed educatamente protestato per quanto stava avvenendo.

“Grazie a chi mi ha voluto bene e anche a chi mi ha fatto del male” ha detto la donna mentre usciva per l’ultima volta da casa sua. La figlia spiega: “Mia madre sarà pure frastornata in questo momento, ma non è depressa. Anzi è lucida, e determinata – sottolinea la figlia –. Sa esattamente cosa vuole. Io e mia sorella l’abbiamo ospitata a turno, diceva di stare in una prigione, dorata, ma pur sempre una prigione. Ci pregava, ci supplicava di riportarla a vivere a Fiastra. Un giorno addirittura, approfittando dell’assenza di mia sorella, si è fatta andare a prendere a Civitanova da una parente di Fiastra e si è fatta riaccompagnare in paese. Non sapevamo più che fare. E allora abbiamo sistemato il container, ma lì viveva in condizioni disastrose, senza neanche i servizi igienici e con 45 gradi, quest’estate”.

La casetta di legno è abusiva. E questo è un dato di fatto. Ma non si poteva proprio chiudere un occhio in questa circostanza? A dicembre quella piccola casetta dovrebbe essere demolita. “Non denunceremo mai altre situazioni simili alla nostra, non scateneremo una guerra tra poveri, non denunceremo persone che stanno soffrendo e che, tolta la casetta, soffrirebbero ancora di più. Però gli anziani come mia mamma fanno presto a morire, se vengono sradicati dal loro territorio” spiega ancora la figlia.

La famiglia di Peppina ha scritto anche una lettera appello al Papa: “Le scrivo perché so quanto abbia caro il tema delle periferie, quanto per lei, Santità, siano prioritarie le istanze degli ultimi, dei poveri. Io non sono povera, ho una bella famiglia, una casa, un lavoro, ma ora sono costretta a confrontarmi con quella periferia dell’Italia devastata dai terremoti, con una croce sulle spalle che da sola non riesco più a sostenere. Peppina è stata sfrattata dalla casetta di legno che noi figlie le abbiamo costruito per accontentare il suo struggente desiderio di concludere il cammino terreno vicino alla casa dove ha vissuto per 75 anni, distrutta dal terremoto.  Sono certa che la sua preghiera toccherà i cuori e illuminerà le menti di coloro che hanno la facoltà di risolvere quello che non è solo un mio problema, ma di tanti altri terremotati”.

F.B.

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