L’ex pornostar Selen si confessa: “Quei film una tortura”

(Websource / archivio)

Negli anni ’90 era una star del porno, da molti considerata l’erede di Moana Pozzi e di Ilona Staller. Poi, a un certo punto, la decisione di ritirarsi dalle scene e cambiare vita. Luce Caponegro, meglio nota con il nome d’arte di Selen, oggi vive in Romagna dove fa l’estetista: dopo il matrimonio in chiesa, si è dedicata a un lavoro “normale”, lontano dai riflettori e – soprattutto – dalla concupiscenza morbosa di tanti uomini che l’hanno sempre trattata come un oggetto. Poche settimana fa aveva raccontato di “non fare sesso da due anni”. E non ha difficoltà ad ammettere che il porno nella sua vita è stato “un errore”, che ha provocato conseguenze dolorose nell’animo, per uscire dalle quali sono serviti molti anni. A farglielo capire e indurla a chiamare le cose con il loro nome, racconta lei stessa, è stato suo figlio di 10 anni.

Il porno è stato “un errore, ci abbiamo messo una vita a rimediare”, dice Selen in un’intervista ai colleghi del Corriere della Sera. E il mercato dell’hard “si è rivelato un mondo dark, scuro, quasi gotico”. “Era brutto vedere le ragazze dell’Est costrette al sesso estremo sei ore di seguito per un capriccio del regista, con una scena guadagnavano la paga di un anno a Budapest – spiega – . Lo squallore, la droga”. Lei ha avuto fama, successo, soldi. Ma non è tutto oro quel che luccica. “Gli ultimi tempi sono stati una tortura, la trasgressione era diventata un lavoro odioso – racconta la Nostra – . Ho dovuto fare film quando volevo smettere, cercando di costruire ciò che ho sempre desiderato, una famiglia”. E dietro le star a luci rosse, considerate ormai modelli per le giovani generazioni, si cella una realtà spesso ingannevole. “Rocco Siffredi era violento“, rivela.

Eppure il business del porno va a gonfie vele. In Italia, secondo una ricerca pubblicata l’anno scorso dal professor Carlo Foresta dell’Università di Padova, il 78% dei giovani è un visitatore abituale di siti hard con collegamenti settimanali (63%) e di una o più volte al giorno (8%) e una media di permanenza che raggiunge anche i 30 minuti. Di questi ragazzi, il 10% si è dichiarato dipendente. Gli esperti confermano infatti che gli effetti della pornografia sono gli stessi degli oppiacei e di droghe psichedeliche come l’Lsd. Per non parlare di altri effetti collaterali come la ridotta capacità di amare, perché la sessualità diventa “deumanizzata”, alle costanti delusioni e frustrazioni, che spingono ad atti violenti nei quali partner, concepito come uno strumento, viene di fatto abusato. E ancora: depressioni, crisi d’astinenza, divorzi. Il porno, insomma, è una catastrofe che può trascinare con sé tutto: affetti, relazioni, sentimenti, fino a sprofondare nella disperazione col suicidio.

EDS