La casa di Peppina ora: box di 10 mq e bagno esterno

Peppina
(Websource/Archivio)

Continuano le polemiche in seguito allo sfratto di Peppina Fattori, donna di 95 anni che desiderava continuare a vivere nella casa nonostante fosse a rischio crollo in caso di terremoto. Già nei mesi scorsi la donna era stata invitata a lasciare la sua casa di borgo Moreggini a San Martino di Fiastra, centro abitato completamente distrutto dal sisma, ma insieme ai figli aveva avviato una lotta in tribunale per ottenere il permesso di vivere i restati anni della sua vita nella propria abitazione. Il tribunale del riesame ha vagliato la questione ed ha sentenziato che la casa non era sicura e che, dunque, la signora doveva andare a vivere in un container poco lontano dalla casa di proprietà.

Subito dopo lo sfratto (avvenuto lo scorso 7 ottobre), la donna si era sfogata con i quotidiani locali dicendo: “Chi mi ha fatto questo, non sono persone oneste. Sono bestie. Sono stati cattivi con me e con la mia famiglia”. Allo sfogo della madre, ieri si è aggiunto quello della figlia, Gabriella Turchetti, che in un intervento al programma radio ‘La Zanzara’ ha dichiarato: “I politici fanno lo sciopero della fame per lo ius soli ma mia mamma ha iniziato a farlo perché cucinare dentro a un container dove dorme è impossibile. Mangia meno rispetto a quello che dovrebbe e secondo me rischia la morte”.

La donna ha quindi aggiunto: “Mia mamma sta in un container di 10 metri quadri con il box sanitario esterno. Per fare i suoi bisogni ogni volta deve uscire. E’ piuttosto arrabbiata”. La figlia di Peppina ha concluso il suo intervento dicendo che la madre desidera morire nella casa in cui ha vissuto e che a suo avviso è una decisione che rispecchia la sfera personale della donna che lo Stato dovrebbe rispettare e tutelare, quindi aggiunge che lo Stato: “E’ persecutore di mia madre e la politica è indifferente, nessuno dei politici ci ha mai chiamato”.

F.S.