Malato di tumore, l’INPS lo abbandona. L’azienda: “A lui pensiamo noi”

Steven Babbi
Steven Babbi (Facebook)

Sono tante le vicende che riguardano aziende che dimostrano vicinanza ai propri dipendenti, ma questa è davvero speciale e riguarda un ragazzo di 22 anni, Steven Babbi. Il giovane ha passato metà della sua vita a lottare contro il Sarcoma di Ewing, una forma tumorale che si sviluppa prevalentemente a livello osseo. Nel frattempo, Steven Babbi è riuscito a diplomarsi presso l’Istituto Professionale ‘U. Comandini’ di Cesena e nel febbraio 2016 è stato assunto dall’azienda Siropack Italia S.r.l. di Cesenatico. Troppe sono le assenze dal lavoro e alla finire l’Inps considera esaurito il suo diritto alla malattia retribuita.

L’azienda capisce però che quel ragazzo deve continuare a restare a casa e a essere erogato, così interviene continuando ad erogargli lo stipendio. Nel frattempo, anche i colleghi si offrono di sostenere Steven Babbi con una colletta, ma la Siropack dice di no e sottolinea: “Prima che sopraggiungesse l’obbligo di assumere una persona diversamente abile, non abbiamo avuto dubbi a puntare su di lui, nella convinzione che il lavoro potesse dargli un ulteriore stimolo per continuare a combattere la sua battaglia personale”. I titolari della ditta spiegano che il ragazzo è “infinitamente disponibile e positivo, per questo la sua presenza ha rappresentato, fin dal suo arrivo, un valore aggiunto per tutta l’azienda”.

Il 22enne, nel marzo scorso, si è dovuto sottoporre a un intervento di rimozione di un polmone, dando inizio ad una lunga e delicata convalescenza. E’ sotto cura presso l’IEO di Milano e l’IRST di Meldola, con cui Siropack collabora da ormai da due anni tramite l’Istituto Oncologico Romagnolo. Dal mese scorso, l’Inps ha deciso di intervenire, azzerando lo stipendio del giovane, essendo terminati i giorni di malattia. Ma Rocco De Lucia e Barbara Burioli della Siropack considerano quanto avvenuto “una profonda ingiustizia”. E aggiungono: “Siamo rimasti commossi dalla sensibilità dei nostri circa 30 dipendenti, che si sono resi subito disponibili al pagamento di una colletta, ma abbiamo stabilito che sarà la proprietà a provvedere al suo sostentamento, là dove gli organi preposti alla tutela dei lavoratori hanno deciso di voltare le spalle a chi si trova nel bisogno”.

I titolari della ditta parlano di “un atto arbitrario e lesivo nei confronti di un ragazzo che sta combattendo contro un tumore e che, come tutti i suoi coetanei, nella quotidianità deve affrontare spese, anche importanti, e progettare il suo futuro”. Quindi concludono: “Nei periodi in cui il suo stato di salute gli ha permesso di svolgere la propria mansione all’interno della nostra azienda, si è dimostrato un lavoratore volenteroso, nonché un ragazzo umile e generoso. Per questo non possiamo permettere che questa decisione renda ancor più difficile la sua situazione. Agiremo con tutti i mezzi a nostra disposizione per sostenerlo e dimostrargli la nostra vicinanza, ed allo stesso tempo sensibilizzare le autorità competenti affinchè i lavoratori come lui possano essere trattati con maggiore umanità”.

GM

.