Mamma accusata di traffico di esseri umani per una battuta su Twitter

Mamma accusata
(Websource/Mirror)

Ci sono giorni in cui qualsiasi genitore, anche quello con la pazienza più ferrea, davanti all’ennesimo capriccio del proprio pargolo perde il self control. La reazione più usuale per sfogare questo nervosismo è alzare la voce contro il dispettoso bambino ed ordinargli di smettere di comportarsi in maniera controproducente, ma capita a volte che parlando con gli amici si esorcizzi questo nervosismo con una battuta, magari appartenente a quello dark humor che tanto è stato disprezzato nella pubblicità del Buondì Motta.

Sebbene questa forma di cinismo sia sana e totalmente innocua, è sempre bene non utilizzarla in un social network: in questo contesto sociale particolare, infatti, non tutti vi conosco al punto tale da comprendere quando state scherzando e quando siete seri, come ha avuto modo di scoprire la giovane mamma e giornalista Alex McDaniels. Qualche giorno fa la donna ha raccontato su Twitter una curiosa conversazione avuta durante il pomeriggio con il suo bambino, quindi a fine racconto ha aggiunto scherzando: “Bambino di 3 anni in vendita, le offerte vengono accettata a partire da 12 dollari”.

Dato il contesto in cui era inserita la frase e sopratutto il luogo in cui era stata condivisa è difficile credere che qualcuno abbia pensato davvero che il bambino fosse in vendita, eppure qualche giorno dopo Alex si è trovata davanti a due funzionari dei servizi sociali. Questi le hanno riferito che qualcuno aveva denunciato in forma anonima il suo “tentativo” di vendere il bambino su internet e le hanno spiegato che hanno deciso di intervenire perché gli si era presentato un caso simile in cui la madre, affetta da un disturbo mentale, aveva davvero cercato di vendere il figlio sul web.

La povera Alex è stata informata, inoltre, che il figlio sarebbe stato preso a scuola da altri funzionari i quali si sarebbero occupati di controllare che il bambino fosse in buona salute e privo di segni di violenza. Al momento la donna attende ancora una visita d’ispezione che i servizi sociali faranno nei prossimi giorni per controllare che tutto sia in ordine. Tutto dovrebbe risolversi senza ulteriori disagi, ma la vicissitudine subita ha fatto scoppiare di rabbia Alex che, sempre tramite Twitter, ha informato i propri contatti di quanto capitato e nel contempo ha mandato al suo accusatore un messaggio.

Nel tweet la giornalista spiega di non provare alcun risentimento per i servizi sociali, infatti scrive: “Ognuno ha un lavoro da compiere, non dò la colpa a loro perché in questo caso hanno fatto ciò che si sono sentiti di fare”, ma non mostra la stessa comprensione per l’anonimo accusatore: “Dato che nessuno sa chi ha fatto la chiamata (dovete pensare che i servizi sociali proteggono l’anonimato degli informatori, questa persona non ha lasciato alcun dato personale e non gli è richiesto che lo faccia) è difficile pensare che si sia trattato di un malinteso innocente o di qualcuno che non comprende lo humor”.

Alex è dunque convinta che si sia trattato di un attacco mirato nei suoi confronti, anche se non ha le prove per dimostrarlo: “Non ho prove che si sia trattato di un attacco mirato, ma i nemici nascono sul proprio territorio in questo business. Può sembrare inimmaginabile che qualcuno disprezzi la mia opinione sulla bandiera e la statua a tal punto che l’unica risposta sia attaccare la mia famiglia, ma da un altro punto di vista, non sembra così inverosimile”.

F.S.