Architetto trovato morto, la moglie svela l’atroce verità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:29
architetto
(Websource/archivio)

Quello che da molti era stato definito “il giallo di Sarzana” potrebbe avere già trovato una soluzione. A darla è stata proprio la moglie della vittima,  l’architetto 50enne Giuseppe Stefano Di Negro trovato morto col cranio fracassato. Nessuna aggressione secondo la moglie Prisca Gianfranchi, nessun omicidio. Ma un suicidio dettato dalla profonda e gravissima depressione della quale soffriva.

Il racconto della donna su come la malattia avesse ridotto il marito mette davvero i brividi: “Mi arrivano voci assurde, noi che lo amiamo lo sappiamo quanto soffriva, io lo amavo e lo so fino a che punto poteva arrivare quel giorno.  La depressione è come un tumore, stava smettendo una cura blanda ed è andato in tilt. Non ha capito più niente, era proprio disperato non aveva più voglia di vivere, piangeva. Voglio staccare la spina mi ha detto quel giorno, voglio spegnere l’interruttore, non ce la faccio più. E piangeva”.

Le ultime ore e l’ultimo gesto d’amore per la sua famiglia

“Sabato è stato ore a parlare al telefono con la sua psicoterapeuta, si è svegliato all’alba in lacrime. Era disperato sabato ma ha voluto comunque portare la bimba al Cavallino Matto (un parco divertimenti, n.d.r.). L’ho visto che era disperato, ma ha voluto andare: glielo aveva promesso, mi ha detto. E’ stato il suo ultimo atto d’amore, forse anche uccidersi è stato un atto d’amore perchè non riusciva più a superare la malattia e non voleva curarsi, non voleva diventare dipendente dai farmaci”.

“Devo andare dai miei, mi ha detto – racconta la moglie –. Ero terrorizzata, c’era anche un’altra bimba, altrimenti avrei potuto seguirlo. Quando ho visto che non tornava ho cominciato a mandargli messaggi ma lui non mi rispondeva. Vista la situazione critica di questi ultimi mesi, continuava a ripetermi che voleva stare un po’ per conto suo, ho continuato ad aspettarlo… arriverà, arriverà. Ho mandato messaggi anche ai suoi amici: vorrà mica farsi del male, ho chiesto, tutti a dirmi ma no, non essere paranoica, lascialo un po’ perdere, magari avrà avuto voglia di farsi un giro”.

Poi la polizia ha suonato il campanello di casa. Stefano era morto. E lei aveva già capito tutto.

F.B.