Ragazza

(Websource/Metro)

Quello che ha vissuto Lilia, ragazza russa di 20 anni, è un incubo a cui nessuna donna dovrebbe essere mai sottoposta: reclusa per 6 anni in un piccolo appartamento in cemento senza alcuna finestra, è stata quotidianamente percossa e stuprata dal suo rapitore. Dalle violenze sessuali sono nati quattro bambini, i quali hanno vissuto la loro infanzia all’interno della prigione di cemento. A raccontare questa brutale storia di violenza è la stessa Lilia, la ragazza, infatti, è riuscita ad ottenere la libertà dopo sei anni di reclusione: un giorno ha approfittato di una disattenzione del carceriere ed è riuscita a mettersi in contatto con la polizia che, dopo una lunga ricerca è riuscita a trovare l’appartamento nel quartiere di Pushkino (Mosca) e a liberare lei ed i figli.

In seguito alla liberazione, la ragazza ha raccontato ai media le atrocità a cui era stata sottoposta negli ultimi sei anni: “Eravamo chiusi là dentro tutto il giorno. Io non potevo uscire nemmeno per un’istante. La mia figlia più piccola ha visto l’esterno dell’appartamento una sola volta”. Il carceriere, infatti, portava saltuariamente i bambini a fare un giro, ovviamente lasciando Lilia rinchiusa nell’appartamento. La prigionia e gli abusi sessuali, però, erano solo una parte delle sue sofferenze, l’uomo spesso la picchiava con inaudita violenza: “Mi colpiva ripetutamente con calci e con un bastone. Una volta mi ha persino rotto il bastone sulla schiena, mentre i bambini guardavano”.

Il sadismo dell’uomo non si limitava solo alla violenza fisica, spesso diceva ai figli che le punizioni corporali inflitte alla madre erano dovute alla malvagità della ragazza, quindi diceva loro che una volta diventati grandi avrebbero dovuto aiutarlo a punirla. Concluso questo incubo, Lilia si trova in un rifugio per donne che hanno subito violenze dove può abituarsi gradualmente a riprendersi la propria vita. I bambini, invece, sono stati affidati ai servizi sociali, questi infatti hanno difficoltà nel linguaggio e problemi di sviluppo.

Emergono sempre più casi in cui uomini perversi e malati sfogano le proprie frustrazioni su giovani donne, mettendole in prigionia e abusandone ripetutamente. Il mese scorso fece scalpore il caso di un cittadino argentino che recluse la figlia facendola diventare la sua schiava sessuale per quasi 20 anni.