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Carmine Castoro, 41enne di Foggia,  giornalista professionista e autore televisivo, che ha firmato numerosi programmi per il palinsesto notturno della RAI e per canali Sky oltre ad essere uno studioso ed esperto di “fenomeni estremi”, che ha dedicato molti reportage a trasgressione, prostituzione, manicomi, droga, malasanità, sette sataniche, devianze giovanili, logica della comunicazione televisiva, ha avuto un’uscita poco gradita in tv: “A me Barbara D’Urso fa più paura dell’Isis”.

Il filosofo ha presentato il suo nuovo libro dal titolo: “Il sangue e lo schermo”. Lo ha fatto in tv al prgramma “Otto e Mezzo”, ideato da Giuliano Ferrara e Gad Lerner e condotto dalla sempre verde Lilli Gruber. E proprio la donna ha letto il sottotitolo che ha attirato e non poco la sua attenzione: “Lo spettacolo dei delitti e del terrore da Barbara D’Urso all’Isis”. Ha spiegato così il suo pensiero Castoro: “Sono due polarità discordanti. Da un lato il massimo del sangue, della guerra e dell’odio rappresentato dall’isis e dall’esportazione del terrore nelle nostre città, ma c’è soprattutto una trasformazione progressiva della società in una fabbrica di odio, violenza e morte. E dall’altra parte abbiamo questa futilizzazione del dolore, una rappresentazione iper del malessere che ci porta a quelle che Pierre Bourdieu chiamava le tragedie senza legami. Se al dolore noi togliamo la filiera delle cause, della storia, della memoria, delle responsabilità e delle soluzioni, abbiamo di fronte a noi un cinico trastullo al quale si dedicano con grande profitto tante trasmissioni e tanti conduttori. E questa è una cosa che è diventata insignificante e ignobile nel tempo”. Lui che è laureato in Filosofia  con una tesi proprio relativa al concetto di malattia.

GVR