Ripabottoni

(foto dal web)

Ripabottoni, piccolo paese molisano, è stato teatro di una bella storia di accoglienza ed amicizia che si è conclusa nonostante le proteste diffuse dei suoi abitanti. Qualche tempo fa era stato aperto nel paesino un Cas (Centro accoglienza straordinario) per ospitare un gruppo di migranti, in tutto 32. Presto tra gli abitanti e gli ospiti si è instaurato un rapporto di amicizia e collaborazione, un connubio difficilmente osservabile in altri luoghi. Poi, però, la prefettura di Campobasso ha deciso di chiudere il centro e dislocare i migranti in esso ospitati in altre strutture simili presenti nel territorio.

A quel punto è scattata la protesta, con tanto di petizione, e ora a parlare è l’ex direttrice del centro di Ripabottoni, Patrizia Pano, che ha detto all’Ansa: “In paese c’è tanto sdegno, la gente sente la mancanza di questi ragazzi. Da noi l’integrazione si era realizzata e non descritta”. La sua riflessione poi prosegue: “In questa storia, sono emersi tanti lati negativi. Nella nostra comunità c’è stato un trauma, ancora oggi continuiamo a cercarci sui social per mantenere inalterato e sempre ben saldo il nostro rapporto di amicizia”. Non manca un riferimento alla politica, ma non a quella nazionale quanto al comportamento dell’amministrazione locale, “cieca, che non ha visto quello che di buono c’era, è riuscita a far chiudere il Centro e non ha sposato la causa”.

Quindi parla di un altro elemento da tenere “in seria considerazione”. Infatti, “ci sono 16 ragazzi del posto, tra figure professionali e operatori che hanno scelto di rimanere a Ripabottoni decidendo di non fare la classica valigia e trasferirsi al nord, che ora si ritrovano senza lavoro”. La Pano ricorda poi che nella vicina Casacalenda “ci sono un Cas e uno Sprar che continuano a essere presenti sul territorio perché probabilmente non c’è un sindaco che rema contro”. Inoltre, c’è una petizione consegnata alla Prefettura di Campobasso il 10 gennaio: “In quella circostanza, abbiamo chiesto anche un incontro con il funzionario che aveva firmato il provvedimento, ma ci è stato negato perché era necessario prendere un appuntamento”.

Infine, viene messo in evidenza una sorta di giallo: “Il giorno del trasferimento, l’11 gennaio, sono state avviate le procedure, poi è arrivata una telefonata, probabilmente dalla Prefettura, e tutto si è fermato, una specie di contrordine. Alcuni ragazzi dopo essere partiti a bordo di un pullmino per la loro nuova destinazione, sono tornati a Ripabottoni. Scene e lacrime di gioia, poi nel pomeriggio sono riprese le operazioni di trasferimento. Lascio a voi immaginare il resto”.

 

GM