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L’Italia è il terremoto. Un connubio ormai conclamato, dato i ripetuti eventi (più o meno gravi), avvenuti negli ultimi anni. Già ieri attimi di sconcerto, hanno lasciato col fiato sospeso i cittadini, dal confine con la Slovenia, al Friuli Venezia Giulia fino ad arrivare alle regioni del centro, dove la situazione resta molto più preoccupante, viste le tante scosse accusate dalle zone in questione. Tutte, nel giorno della ricorrenza della tragedia di Rigopiano, dove un anno prima, una slavina ha completamente travolto l’Hotel omonimo portando la morte di 29 anime innocenti. Il sisma è continuato oggi imperterrito, instancabile. Circa due ore fa, una nuova scossa è stata avvertita in provincia di Macerata.

Magnitudo 3.2 della Scala Richter, a 2 km a nord est da Monte Cavallo, interessando i comuni di Fiordimonte, Pieve Torina, Muccia, Pievebovigliana, Serravalle di Chienti, Fiastra, Visso, Acquacanina, Ussita, Preci, Camerino, Castelsantangelo sul Nera , Sellano, Sefro, Bolognola e Pioraco.  Profondità rilevata di circa 8 km. La localizzazione è stata effettuata dalla sala sismica Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) di Roma. Il terremoto è stato sentito addirittura fino a Foligno, Perugia, Terni, L’Aquila, Teramo, Ancona, Fano e Viterbo. Paura tra la popolazione. L’Umbria e le Marche dunque in apprensione, nonostante le cosse sono tutte di bassa intensità. Secondo studi dell’Ingv di Perugia, emersi pochi giorni fa, la sorgente di magma si trova sotto il Sannio-Matese e localizzata in profondità, è in grado potenzialmente di generare scosse sismiche di “magnitudo significativa” e terremoti più profondi rispetto a quelli registrati finora nell’area. Un’inquietante scoperta che però da molte risposte sulla frequenza ormai stabile, di tali fenomeni nel nostro paese.

GVR