Mattarella saluta i premiati delle varie edizioni fra loro il siciliano Giuseppe Antoci. Mattarella: “Fingere di non vedere è aiuto a illegalità”. Antoci: “Ambrosoli esempio di normalità”.

Ricorre oggi il 40° anniversario della morte di Giorgio Ambrosoli. L’avvocato milanese fu ucciso l’11 luglio del 1979 mentre si stava occupando della liquidazione della Banca privata italiana di Michele Sindona. Questo 24 giugno al Teatro Piccolo di Milano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha partecipato alla cerimonia di consegna del Premio Ambrosoli in ricordo dell’avvocato milanese.

LEGGI ANCHE: ADDIO A CRISTOFORO RUBINO, IL POLIZIOTTO CHE FACEVA PAURA ALLA MAFIA

Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della consegna del Premio Ambrosoli

“Il coinvolgimento attivo della società – ha detto il Capo dello Stato – produce una rete di protezione essenziale, in aggiunta a quella che lo Stato deve assicurare. Quella rete di protezione, Giorgio Ambrosoli non la incontrò. Il nostro è un Paese pieno di energie e presenze positive. E’ un Paese sano malgrado le zone d’ombra, i suoi tanti problemi e le lacune che si riscontrano al suo interno”.

Un intervento in cui Mattarella ha sottolineato che “ritrarsi dalle proprie responsabilità, fingere di non vedere non è un comportamento neutrale. Al contrario costituisce un obiettivo e concreto aiuto alla illegalità e a chi la coltiva. Il Capo dello Stato ha spiegato che “assicurare il rispetto della legalità è certamente compito dell’ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni. Ma il contributo che proviene dalla diffusione della cultura della legalità e della responsabilità è decisivo”.

 

Premio Giorgio Ambrosoli, le parole dell’ex premiato Giuseppe Antoci

La Giuria del Premio Ambrosoli, in questi nove anni, si è impegnata a far emergere i “molti Giorgio Ambrosoli” della storia della Repubblica. Nell’edizione di due anni fa il Premio è stato assegnato anche a Giuseppe Antoci, ex Presidente del Parco dei Nebrodi, ideatore del Protocollo di Legalità per la tutela e la salvaguardia delle concessioni dei terreni degli enti pubblici e l’eliminazione delle infiltrazioni mafiose nei procedimenti di affidamento degli stessi, e per questo vittima di un grave attentato. Proprio a settembre di quello stesso anno, tre mesi dopo l’assegnazione del Premio, quel Protocollo di Legalità diventò Legge dello Stato.

“Aver ricevuto il Premio Ambrosoli due anni fa mi ha reso orgoglioso ma anche pieno di responsabilità soprattutto dopo aver conosciuto la famiglia Ambrosoli, la Signora Anna Lori e i figli Umberto e Francesca. Rivedere il Presidente Mattarella a Milano e pensare all’attenzione che mi ha riservato in questi anni – dichiara Antoci – mi da ancora tanta forza e coraggio. Le sue parole sul valore della scelta, sullo schierarsi e decidere da quale parte stare, evitando così, con l’indifferenza, di essere dalla parte dell’illegalità, mi rendono ancora più forte e determinato”.

Quest’anno il Premio è stato assegnato anche al Procuratore Giuseppe Pignatone, un altro siciliano a ricevere il prestigioso riconoscimento dopo Antoci e Borrometi.