Il feto durante il travaglio è una persona, la sentenza della Cassazione

Il feto durante il travaglio è una persona, arriva la sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione oggi ha emesso un’importante sentenza. Per i giudici, un feto, nonostante sia ancora nell’utero, è da considerarsi una persona nel momento del travaglio e quindi nel passaggio da vita uterina ad extra uterina. A fronte di ciò, quando il personale sanitario che assiste una donna che sta per partorire viene considerato responsabile della morte del nascituro, si macchia del reato di omicidio colposo e non di aborto colposo.

Sentenza della Cassazione sul feto, le parole del professor Gambino

Il professore Alberto Gambino, presidente di Scienza e Vita, ha commentato la sentenza della Cassazione ai microfoni di Vatican News. Ecco le sue dichiarazioni:

La spiegazione scientifico-giuridica: “Questa sentenza valorizza l’essere umano nei pochi momenti prima che veda la luce dall’utero materno. Cioè si è stabilito che, durante il travaglio, un feto nel momento in cui si trova nel canale uterino ed è quindi in procinto di affacciarsi alla vita, esattamente in quel momento storico è già una persona in chiave giuridica. Naturalmente non stiamo parlando di persona in senso naturalistico. Per il nostro diritto, il nostro ordinamento civile, si diventa titolari di diritti e di doveri nel momento della nascita e tuttavia non significa che prima della nascita non si abbiano dei diritti. Si hanno dei diritti soprattutto legati al diritto penale e pubblico, non si hanno diritti patrimoniali.

Adesso la Cassazione nel valutare la persona che sta per nascere non distingue più il momento della nascita a quello antecedente la nascita. Si parla di una dimensione completa, in qualche modo il feto può vivere a prescindere alla madre che lo sta partorendo. Nell’applicare le norme che, in questo caso sono legate alla perizia e alla colpa professionale, si rimanda all’omicidio colposo. In sostanza quando uno, senza volerlo, provoca la morte di un essere umano. La Cassazione utilizza questa norma invece dell’aborto colposo che è pure un omicidio di un essere umano ma è attenuato, come pena, perché quell’essere umano non avendo ancora vista la luce si ritiene strettamente legato alla donna che lo sta partorendo. Ovviamente è tutto un discorso di cronologia, non dobbiamo fare troppa confusione.

La vita nasce dal suo concepimento alla sua morte naturale e qui la Cassazione non entra nel merito di quando comincia o finisce la vita umana. La Cassazione si limita a dire che nei 9 mesi di gravidanza il feto è legato all’utero che lo ospita. Nonostante ciò, gli ultimissimi momenti, quando sta per essere espulso, la persona è talmente formata che va trattata come una persona già nata”.

Il punto più significativo

C’è però un punto che il professore ritiene il più significativo. Ecco quale: “Direi che è una precisazione importante più in un’ottica culturale che giuridica. Nella Cassazione si fa riferimento infatti, ed è questo il punto più significativo, che c’è stata un’evoluzione della tutela e dei diritti della vita nascente. La Cassazione riconosce che c’è stata, in questi ultimi anni, una particolare valorizzazione della persona umana in tutti i suoi stadi. Dalla vita uterina alla vita nascente, alla vita sofferenza, alle fragilità, fino alla vita terminale.

In tutta questa galassia di diritti e tutele che vengono accordati in maniera sempre più significativa agli esseri umani, la Cassazione iscrive anche questa decisione. Sostanzialmente, a questo punto non si vede il motivo per cui un essere umano un minuto dopo la nascita debba essere trattato in modo diverso da un minuto prima della nascita. E’ un discorso legato al passaggio della formazione completa dell’essere umano. Culturalmente importante nel quadro dell’ampliamento dei diritti e delle tutele”.

Una battaglia che vede i suoi frutti

Se è soddisfatto dei passi in avanti fatti dopo mille battaglie spese per la causa: “E’ una conferma di una prospettiva culturale, di valori e della centralità della persona. Qui il magistero di Papa Francesco ci ha aiutato molto perché quando il Pontefice ha messo il dito nella piaga parlando della cultura dello scarto, ha fatto vedere, con questa espressione, come le vite umane siano tutte uguali e non ci siano differenze dettate dalle condizioni sociali, economiche.

Questo è stato un viatico straordinario per noi laici che difendiamo la vita nascente. Vorremo che la difesa non fosse legata solo a quello che dice l’occhio ma a quello che la scienza dice. Anche se un essere umano non si vede con l’occhio perché è seminascosto nell’utero della donna. Sappiamo che scientificamente è un essere umano ed ha gli stessi diritti dell’essere umano che è nato. In questo senso salutiamo come una evoluzione culturale questa decisione della Corte di Cassazione italiana”.

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M.D.G