Matteo Salvini contestato anche a Catania. “Buffone, vergognati”, e non solo: tanti i cori da parte dei contestatori. Raggiunti anche momenti di tensioni 

Matteo Salvini contestato anche a Catania. Recatosi al Municipio di Catania dove aveva appuntamento col sindaco, il ministro degli Interni è stato accolto da un centinaio di contestatori che hanno urlato soprattutto una parola: “Buffone”. Ma sono stati tanti altri i cori dei manifestanti. Come “Catania non si Lega”, “vergogna” e “traditore”.

Salvini contestato anche a Catania

Tanti anche gli striscioni, tra cui uno in particolare che recitava “restiamo umani”, in riferimento alla chiusura dei porti e alla battaglia di Salvini contro le Ong. Sia all’ingresso che all’uscita, è stato necessario un cordone della Polizia. Non sono mancati momenti di tensione tra contestatori e sostenitori di Salvini: le due parti erano divise dalle Forze dell’ordine, ma c’è stato comunque un contatto tra alcuni rappresentanti e gli animi si sono scaldati parecchio.

“Chi vuole tempo vuol solo salvare la poltrona. Per qualcuno #primalapoltrona, per noi #primagliitaliani. No inciuci! No governi tecnici! No giochini di palazzo! L’Italia dei SÍ non aspetta, la parola subito al Popolo!, ha twittato Salvini due giorni fa.

La risposta di Luigi Di Mario

Stamattina è arrivata la pronta risposta di Luigi Di Mario via Facebook:

Dopo un anno di fatiche e anche di speranza, non vi meritavate che qualcuno aprisse una crisi di Governo l’8 agosto. Perché una crisi di governo ora è assurda, ma soprattutto è pericolosa. Porta con sé la preoccupazione che a dicembre possa aumentare l’IVA. Che possa saltare Quota 100 per chi voleva andare in pensione o che possa scomparire la tassazione al 15% per chi ha una partita Iva. Perché causare tutto questo? La risposta a voi. Credo che l’abbiate ben compresa.

Qualcuno dice che all’Italia serva un Governo forte. Bene, ce l’avevamo un governo forte e la Lega lo ha fatto cadere. Era quel Governo che aveva fatto tante cose che ora rischiamo di perdere.

Tutti mi chiedono: “E ora che succede?”. Sento parlare di aperture, appelli e altri termini in politichese. Non ci sono giochi di palazzo che ci interessino, per il Movimento 5 Stelle ci sono semplicemente tre punti fondamentali:

I punti di Di Maio

1. Approvare subito il taglio di 345 parlamentari. Per la prima volta nella storia italiana c’è stata una forza politica che ha avuto il coraggio e la determinazione di eliminare le proprie poltrone. È un atto concreto, che vi farà risparmiare parecchi soldi e vi restituirà un Parlamento più efficiente. Ma è anche il simbolo di un cambiamento culturale e di mentalità della classe politica. Nessuno l’avrebbe mai fatto se non ci fosse stato il Movimento 5 Stelle. Ci aspettiamo adesso che nessun partito trovi scuse su questo, dopo che questa riforma ha già passato 3 voti di 4 necessari. Ne manca solo uno. Ci vogliono solo due ore ed è fatta. Solo due ore. E il mio appello è rivolto a tutte le forze politiche in Parlamento.

2. Approvato il taglio dei parlamentari, ci rivediamo subito in aula per capire chi abbia davvero intenzione di sfiduciare Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Movimento 5 Stelle sarà al suo fianco fino alla fine.

3. Ci affidiamo alle decisioni del Presidente della Repubblica.

L’unica apertura da fare è al buon senso. Tagliamo 345 poltrone. Nessun inciucio, nessun giochetto. Solo mezzo miliardo in meno di sprechi da investire in scuole, strade e ospedali. 

Buona domenica a tutti.

 

P.C.

 

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