Inter, Lukaku: “Conte mi voleva alla Juventus, sono dove voglio” – VIDEO

Inter Lukaku parla del suo passato, del suo presente e del suo futuro. Il centravanti belga è stato ospite di un famoso podcast, nel quale si è aperto totalmente. Di seguito le dichiarazioni del numero 9 nerazzurro. 

Inter Lukaku Romelu ha vuotato il sacco in una lunga intervista di oltre un’ora e mezza. Il centravanti belga ha parlato delle proprie origini, del momento dell’Inter e del futuro. Ma non solo, anche delle dichiarazioni sul calciomercato e sulle trattative che fino a pochi giorni fa lo vedevano protagonista assoluto di diverse voci. Ecco le parole di Lukaku a  LightHarted podcast di Josh Hart. 

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Inter, Lukaku: “Conte mi voleva alla Juventus, sono dove voglio”

“Lui mi voleva già quando era alla Juventus nel 2013. Mi ha mostrato come avrei giocato nelle sua squadra: è un grande allenatore, ha vinto tre titoli prima di lasciarli, prendendoli dal fondo, dal settimo posto, e portandoli alla vittoria. Ha vinto un campionato senza essere sconfitto. La Premier è il top, ma per me la seconda lega è quella italiana: è difficilissimo segnare in Italia. 

Mi chiedevo se fossi io il problema col Belgio facevo gol, ma allo United le cose invece non andavano bene. Parlavo con lo staff e chiedevo spiegazioni, non mi sentivo protetto. C’erano tante voci. Continuavano a dire che il mister non aveva bisogno di me, che mi avrebbero venduto. Io aspettavo che qualcuno zittisse queste voci, ma non è successo. Non mi hanno protetto, allora ho detto che volevo andare via. 

Il calciomercato? Non volevo stare in un posto dove non mi volevano. Non sono il tipo che rimane nel mezzo, o questo o quello, bisogna scegliere. Io credo nelle mie capacità e io lotto per quello in cui credo. Non voglio essere un problema. Cerchiamo una soluzione per non avere un giocatore infelice. Inter e Juve, ma non erano le uniche.

Chelsea? Lampard mi ha aiutato un sacco quando ero al Chelsea. In Italia c’erano due squadre che mi volevano. Dovevo prendere una decisione e ho detto quello che dovevo dire, ho detto quello che dovevo. A quel punto dipendeva dallo United. Non avevo grandi indicazioni chiare su cosa volesse lo United, toccava al mio agente trovare una soluzione. Per me è importante essere dove mi vogliono.

Le mie origini? Mi madre puliva in un bar, io e mio fratello eravamo piccoli e andavamo ad aiutarla. La gente parla, ma non sa qual è il background delle persone. Mentalmente sono molto forte. Non sono il tipo che parla della sua vita privata, mi tengo le cose per me.

Quando mio padre aveva smesso di giocare, non veniva più nessuno a casa nostra. Poi ho iniziato io ed è tornata gente: zii, amici, parenti, vicini… La casa era sempre piena. A sei anni ho iniziato.. A 10 anni ho avuto la possibilità di andare in una squadra di livello in Belgio e da lì è iniziato tutto. 

Le mie caratteristiche? Sono uno che fa gol, sono veloce, potente, posso dribblare. La gente pensa che io sia quello che non sono, il classico centravanti grosso che butta via i difensori che protegge palla, ma io sono un goleador. Nel Belgio sono più pericoloso perché cerco sempre il gol”.