Razzismo nel calcio, Nicchi duro: “Ora sbattiamoli tutti in galera”

Razzismo nel calcio, parla Marcello Nicchi. Il presidente dell’AIA si è esprime sul tema optando per il pugno duro e imitando il modello inglese con stangate e razzisti in cella 

Razzismo nel calcio, è pronto il pugno duro della FIGC. A confermarlo, nel corso di un’intervista al Corriere dello Sport, è direttamente Marcello Nicchi, presidente dell’associazione italiana arbitri. L’ultimo caso vergognoso in merito si è registrato nell’ultimo weekend di Serie A, con i buu razzisti della tifoseria del Cagliari ai danni di Romelu Lukaku.

Il numero uno dell’AIA si è espresso così: “Ci sono procedure che vanno applicate, procedure molto chiare stabilite dalla FIGC, come la chiusura di determinati settori e di intere curve. Noi – dico noi arbitri – abbiamo una grande responsabilità nella gestione della gara, ma è utile sgombrare il campo dagli equivoci e voglio dirlo con chiarezza: non si può pensare di scaricare sugli arbitri questo problema. Per questo gli arbitri non cambieranno atteggiamento”.

Razzismo nel calcio, parla Nicchi

Come battere questo fenomeno? Adottando il metodo inglese, sbattendo i trasgressori in carcere. Che sia in celle all’interno dello stadio stesso, o altrove. L’importante è che ci sia il pugno duro: “Per prima cosa non lo si deve sottovalutare. E poi penso che i razzisti vadano individuati immediatamente, bloccati e portati in galera. Servirà anche come deterrente, ne sono convinto”.

Un passo avanti, nel frattempo, c’è già stato: “Certo, oggi negli stadi ci sono decine e decine di telecamere, agenti, ispettori di polizia, c’è la Procura che si può coinvolgere. Si sa perfettamente chi va allo stadio, si conoscono i nomi di chi comanda nelle curve. Basta volerlo e si può fare”. Quando gli si chiede la direzione di sospendere le partite, Nicchi replica così: “L’arbitro non può assumersi la responsabilità di sospendere una partita e trasformarla in una questione di ordine pubblico. Ci sarebbe il pubblico da far evacuare, l’ordine da mantenere: non possiamo caricarci questa incombenza. Le regole ci sono: applichiamole”. 

E pieno sostegno a chi è costretto a subire tutto ciò: “Aggiungo che anche chi subisce l’insulto non deve mai sentirsi solo. E qui entriamo in gioco tutti. Per questo voglio esprimere la mia più profonda solidarietà nei confronti di quei giocatori – penso oggi a Lukaku, ieri a Koulibaly e a tutti gli altri in questi anni – che sono stati oggetto di questa vergogna”.

 

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